Visualizzazioni totali
venerdì 25 febbraio 2011
martedì 22 febbraio 2011
Il sabotaggio della giustizia
di Nadia Urbinati
in “la Repubblica” del 22 febbraio 2011
Il Consiglio dei ministri ha dunque approvato all'unanimità la relazione del ministro della Giustizia Angelino Alfano sul ddl che contiene la riforma costituzionale della giustizia. Un decreto d'urgenza per riformare (deformandola) la nostra Costituzione in quelle parti che non convengono agli interessi giudiziari del premier. Un comitato formato da ministri ed esperti si riunirà per approfondire i contenuti del testo della riforma e, da quanto è trapelato, pare che all'ordine del giorno del comitato ci sia la proposta di intervenire sulle intercettazioni, riesumando il decreto che è fermo da mesi alla Camera dei deputati. Insomma, la strategia difensiva del presidente del Consiglio di fronte alla giustizia ordinaria consiste nell'usare le sue prerogative per sabotare la possibilità che giustizia sia fatta. Poiché ovviamente lui è l'imputato; imputato di reati penali gravi. Il copione e la regia di questo ddl sono dettati da una pratica di anticostituzionalizzazione, la cui massima è la seguente: la legge ha il compito di favorire, o non danneggiare, chi è al potere.
L'obiettivo che il governo italiano da anni persegue é costituzionalizzare l'incostituzionalitá – poiché alla Legge fondamentale Palazzo Chigi contrappone una legge funzionale al suo inquilino.
Attraverso la grancassa dei media questa politica dell'anticostituzionalizzazione viene propagandata come liberale, con l'argomento cioè della difesa dei diritti; all'opposto, la divisione e il bilanciamento dei poteri sono presentati come causa di indebolimento dei diritti. Rovesciati quattrocento anni di storia politica e giuridica occidentale in un batter d'occhio e all'unanimità!Il paradosso è dei piú stridenti poiché, come sappiamo, i diritti sono reclamati e rivendicati da chi è debole contro chi è forte, da chi non ha potere contro chi ha potere. Ma l'Italia è maestra del paradosso: da noi chi ha potere si fa i suoi diritti, ritagliati per sé così da sfuggire alla legge. Il diritto come mezzo di tirannia invece che come strumento di difesa contro la tirannia - un assurdo che nemmeno Robert Filmer, l'ideologo della monarchia per diritto divino ai tempi della Rivoluzione inglese, avrebbe avuto il coraggio di teorizzare.
La politica dell'inconstituzionalizzazione di questo governo consiste nel rovesciamento della logica e della politica dei diritti fondamentali: il potente invece di piegarsi alla legge vuole stare al riparo dalla legge. Operazione retorica sorprendente, poiché l'uso del linguaggio dei diritti per seppellire i diritti è degno di un mago della sofistica. Ma l'arte del sofismo non pare sorprendere i ministri, i quali si comportano come servitori leali del loro capo: tutti a eseguire ciò che egli chiede, a elogiare ciò che egli ama. E a votare all'unanimitá. Tra loro ci sono dei laureati in legge. Sarebbe interessante sapere su quali testi di diritto costituzionale e pubblico abbiano studiato; dove abbiano appreso a interpretare il diritto come mezzo per aumentare il potere di chi ha potere. Luca Palamara, presidente dell'Anm, ha commentato la decisione unanime del Consiglio dei ministri dicendo che si tratta di «un copione già visto: ogni volta che emergono vicende giudiziarie che coinvolgono il premier, prima arrivano insulti, poi seguono iniziative legislative punitive per i magistrati». Il problema, gravissimo, è che quel copione si è visto per troppo tempo, con il pericolo evidente che sia diventato linguaggio ordinario, accettato da troppi; che l'inconstituzionalizzazione sia a tutti gli effetti una politica di ricostituzionalizzazione della nostra democrazia in chiave anti-liberale e autoritaria. E ha ragione Palamara a osservare che non è soltanto la pratica e la retorica del premier che preoccupano; ciò che preoccupa è che quella pratica e quella retorica siano accettate "senza alcuna remora", senza un'ombra di critica da "ministri in carica, Istruzione, addirittura Esteri e persino Giustizia". Questa assenza di distacco tra sé e il premier li fa a tutti gli effetti ministri non della Repubblica ma del presidente del Consiglio. Un altro macigno nell'opera di anticostituzionalizzazione della nostra democrazia alla quale questo governo si è dedicato con instancabile sistematicitá.
giovedì 10 febbraio 2011
Le donne reggiane si mobilitano: Se non ora, quando? - REPORT CONFERENZA STAMPA
Domenica 13, tutte e tutti, in Piazza Martiri del 7 Luglio: Se non ora, quando?
Tutte e tutti in piazza a dire: “Basta!”: il comitato reggiano “Se non ora quando?” che promuove la manifestazione di domenica 13 febbraio alle ore 15 in piazza Martiri del 7 Luglio, ha raccontato questa mattina nel corso di una conferenza stampa le motivazioni che hanno spinto tante donne reggiane provenienti dalle esperienze più diverse, dalle associazioni, dal volontariato, dai partiti, dal sindacato e anche donne comuni a mobilitarsi, dando corpo e gambe – anche a Reggio Emilia – a quel richiamo che farà da tam tam in tutte le piazze italiane domenica 13. E anche la nostra città avrà la sua piazza, animata da testimonianze di donne normali con storie diverse e differenti esperienze, che daranno voce ad un’Italia al femminile silente e svilita, che non ci sta ad appiattirsi ai modelli che oggi in ogni ambito pubblico – dal mondo dello spettacolo, alla politica, alle istituzioni – sono riconosciuti come vincenti e monolitici. Nessun intento moralizzatore, semplicemente la necessità che viene da dentro di raccontare come sono realmente le donne in questo paese e come si sentono. Donne normali, lavoratrici, imprenditrici, studentesse, professioniste, precarie, immigrate, persone che nei loro molteplici ruoli contribuiscono a costruire la società e ad arricchirla. E sarà un momento di denuncia ma anche di costruzione, di dialogo; saranno rappresentati anche i talenti dello spettacolo, della musica, del canto, per dar voce ad un universo complesso e ricco di tante sensibilità.
“Questo paese non è un paese per donne” ha detto Ramona Campari: “Vorremmo che l’Italia imparasse a rappresentare anche le donne normali che ogni giorno con coerenza si impegnano a portare avanti la propria vita. I fatti e le testimonianze di cui tutti leggiamo e vediamo ci stanno indicando che per le donne normali la vita è sempre più complicata, ed è giunto il momento di ribellarsi”.
Secondo Natalia Maramotti “La modalità con la quale il nostro Presidente del Consiglio ha trattato queste ragazze è la stessa che ha adoperato nei confronti del nostro paese, vittima di un comportamento finalistico assolutamente opposto alla ricerca del bene comune, ma al solo scopo dei propri interessi”.
“Una parte maschile ha calpestato la dignità delle donne, ma c’è anche una parte femminile che non fa nulla per non lasciarsi calpestare – ha detto Amanda Kornecka, studentessa – quello che è successo non è dignitoso e bisogna dire basta”.
Sono poi intervenute Massimilla Rinaldi, Fiorella Ferrarini, Elisa Bellesia, Emanuela Caselli, Eletta Bertani, Carla Ruffini, Laura Salsi e Atos Cattini.
Varie le riflessioni e gli spunti emersi, in particolare sulla necessità di assunzione di responsabilità da parte della collettività che domenica 13 è chiamata ad essere fisicamente presente alla manifestazione per dimostrare il proprio sdegno a questa deriva del Paese: nel frattempo sono state raccolte numerosissime adesioni on line al sito www.senonoraquando13febbraio2011.wordpress.com a favore del rispetto di uomini e donne. E’ stata inoltre ricordata l’importanza di restituire dignità civile, politica e istituzionale all’Italia, sul piano dell’autorevolezza pubblica e privata, principio assolutamente disperso nei bui meandri dell’individualismo ad ogni costo. “ Oggi le donne sono soltanto veline, meteorine e letterine: che rappresentatività hanno? Parliamo di 200, 300 persone? Bene, le donne normali in Italia sono milioni. Vorremmo sentire la loro voce; vorremmo che riprendessero la parola, anche nella nostra città”.
Reggio Emilia, 10 febbraio 2011
mercoledì 9 febbraio 2011
SE NON ORA QUANDO? MANIFESTAZIONE DELLE DONNE E DEGLI UOMINI AMICI DELLE DONNE A REGGIO EMILIA
13 FEBBRAIO A REGGIO EMILIA, ORE 15.00 – PIAZZA MARTIRI DEL 7 LUGLIO
Se non ora, quando?
In Italia la maggioranza delle donne lavora fuori o dentro casa, crea ricchezza, cerca un lavoro (e una su due
non ci riesce), studia, si sacrifica per affermarsi nella professione che si è scelta, si prende cura delle
relazioni affettive e familiari, occupandosi di figli, mariti, genitori anziani.
Tante sono impegnate nella vita pubblica, in tutti i partiti, nei sindacati, nelle imprese, nelle associazioni e
nel volontariato allo scopo di rendere più civile, più ricca e accogliente la società in cui vivono. Hanno
considerazione e rispetto di sé, della libertà e della dignità femminile ottenute con il contributo di tante
generazioni di donne che – va ricordato nel 150esimo dell’unità d’Italia – hanno costruito la nazione
democratica.
Questa ricca e varia esperienza di vita è cancellata dalla ripetuta, indecente, ostentata rappresentazione delle
donne come nudo oggetto di scambio sessuale, offerta da giornali, televisioni, pubblicità. E ciò non è più
tollerabile.
Una cultura diffusa propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni
offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli
pubblici.
Questa mentalità e i comportamenti che ne derivano stanno inquinando la convivenza sociale e l’immagine
in cui dovrebbe rispecchiarsi la coscienza civile, etica e religiosa della nazione.
Così, senza quasi rendercene conto, abbiamo superato la soglia della decenza.
Il modello di relazione tra donne e uomini, ostentato da una delle massime cariche dello Stato, incide
profondamente negli stili di vita e nella cultura nazionale, legittimando comportamenti lesivi della dignità
delle donne e delle istituzioni.
Chi vuole continuare a tacere, sostenere, giustificare, ridurre a vicende private il presente stato di cose, lo
faccia assumendosene la pesante responsabilità, anche di fronte alla comunità internazionale.
Noi chiediamo a tutte le donne, senza alcuna distinzione, di difendere il valore della loro, della nostra dignità
e diciamo agli uomini: se non ora, quando? è il tempo di dimostrare amicizia verso le donne.
L’APPUNTAMENTO E’ PER IL 13 FEBBRAIO IN OGNI GRANDE CITTA’ ITALIANA
A REGGIO EMILIA ORE 15.00 – PIAZZA MARTIRI DEL 7 LUGLIO
PER MAGGIORI INFO CLICCA QUI
martedì 8 febbraio 2011
mercoledì 2 febbraio 2011
"SE NON ORA, QUANDO?" 13 FEBBRAIO MOBILITAZIONE DELLE DONNE E DEGLI UOMINI AMICI DELLE DONNE
"Uomini, per favore, potete dire che non volete stare in un paese che sembra un brutto film anni 50?...e Donne, usciamo tutte insieme dalle nostre case e mostriamo nude le nostre facce! Vi aspettiamo il 13 per dire: l'Italia e' un paese per donne!" 13 Febbraio Giornata di mobilitazione delle donne e degli uomini amici delle donne.
Anche a Reggio Emilia si terrà la mobilitazione. Nei prossimi giorni verranno segnalati con precisione, luogo, orario e modalità.
martedì 1 febbraio 2011
Record negativo per la disoccupazione: un ragazzo su 3 non lavora
E' record negativo per la disoccupazione giovanile in Italia: a dicembre la percentuale è salita al 29%, un ragazzo su tre è senza un impiego. Il numero dei giovani senza lavoro è aumentato a dicembre dello 0,1% rispetto a novembre e del 2,4% rispetto all'anno precedente. Lo ha rilevato l'Istat secondo cui "in un mercato del lavoro che presenta condizioni un po' più serene, l'elemento che stona è certamente il tasso di disoccupazione giovanile che a dicembre tocca un nuovo record, il valore più alto dall'inizio delle serie del 2004".
Iscriviti a:
Post (Atom)

