25 febbraio 2011 - Nessun Commento »
Oltre alla separazioni delle carriere di giudici e Pm (i primi ritenuti un ordine autonomo e indipendente da ogni potere, mentre i secondi organizzati secondo le leggi sull’ordinamento giudiziario di cui si immagina la modifica), la riforma prevede al momento un modello radicale, che molto si avvicina a quello francese di sottoposizione del Pm all’esecutivo. Al Guardasigilli spetterebbe infatti la funzione ispettiva, l’organizzazione della giustizia e la formazione delle ‘toghe’, oltre al dover riferire annualmente alle Camere sull’esercizio dell’azione penale e sull’uso dei mezzi d’indagine. Di più: se passasse l’ipotesi di un Csm dei Pm presieduto dal ministro della Giustizia, la composizione sarà non più a maggioranza togata, ma per 2/3 di eletti dal Parlamento tra professori universitari in materie giuridiche e avvocati. I maggiori poteri del ministro sono dimostrati anche dal suo diritto di partecipare ai lavori del Csm dei giudici (la cui composizione resterebbe però a maggioranza togata), ma senza diritto di voto. A entrambi i Csm sarà vietato di adottare atti di indirizzo politico o di esprimere pareri sui ddl del governo, a meno che non ne faccia esplicita richiesta il ministro della Giustizia. Al proprio interno, ciascun Csm avrà una Corte di disciplina i cui componenti non potranno partecipare alle altre deliberazioni sulle ‘toghe’.
Restano confermate, come nelle bozze sottoposte all’esame dei finiani in novembre, l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione o di proscioglimento, l’uso della polizia giudiziaria non in modo indiscriminato da parte del Pm, ma secondo modalità stabilite per legge e l’introduzione in Costituzione del principio di responsabilità degli atti compiuti da Pm o giudici nell’esercizio delle loro funzioni. In forse, invece, la previsione di un quorum qualificato di 2/3 dei giudici della Corte Costituzionale per la dichiarazione di illegittimità delle leggi. La Lega, nel chiedere ad Alfano di dare più spazio al principio dell’amministrazione popolare della giustizia con i procuratori capo elettivi, avrebbe anche sollecitato maggiore prudenza rispetto a misure impopolari, che rischierebbero di non far passare alla riforma lo scoglio del referendum.
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