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venerdì 13 gennaio 2012

La nota del mattino Venerdì 13 gennaio 2012



1. LA COMMEDIA DI BOSSI E’ FINITA. PUR DI RESTARE AL POTERE FA COSE CANDALOSE. MA SALVANDO COSENTINO LA DESTRA HA BATTUTO UN COLPO E DIMOSTRATO CHE E’ ANCORA FORTE. BERLUSCONI E BOSSI NON SONO SCOMPARSI: SONO SUL CAMPO E LOTTANO. IL CENTROSINISTRA NON PUO’ E NON DEVE ABBASSARE LA GUARDIA.
Il voto di ieri alla Camera dei Deputati dimostra alcune cose. La prima: la Lega Nord pura e dura è una  commedia. La sostanza della Lega di Bossi e del gruppo dirigente che lo attornia ormai è il potere per il potere. A qualsiasi costo. Con qualsiasi compromesso. Per questo ieri la Lega Nord ha votato per la salvezza di Nicola Cosentino, plenipotenziario del Pdl in Campania e accusato dalla magistratura di essere il referente nazionale del Clan dei Casalesi. L’ex ministro Roberto Maroni ha votato sì all’arresto, ma è stato sconfitto. Pld e Lega Nord, più i radicali, ieri hanno dunque salvato Cosentino. Il Pd, l’Idv e il Terzo polo hanno votato a favore delle richieste della magistratura. E bisogna rivendicarlo, lottando contro l’onda dell’antipolitica che punta a coinvolge tutti. Basta leggere i commenti di oggi su diversi quotidiani: la politica si chiude nel bunker, la politica fa scandalo e così via.
Ma c’è anche un altro dato rilevate, che non va sottovalutato e che forse l’intervento del governo di Mario Monti, l’importanza della manovra varata e di quella ancora da fare avevano fatto scivolare un po’ troppo in secondo piano nella coscienza di molti: la destra non è scomparsa. Ieri ha battuto un colpo forte. La destra è in campo. Ha subito un rovescio, ma è in campo. Berlusconi e Bossi hanno trovato l’accordo su uno scambio che dice: salviamo Cosentino e tentiamo di far saltare Monti subito. Un progetto irresponsabile, mentre l’Italia sta lentissimamente allontanandosi dal baratro dove proprio il governo di Bossi e Berlusconi l’aveva condotta. Un progetto, basato sul fatto che se Bossi e Berlusconi restano troppo lontani dal potere saranno messi da parte dal loro stesso schieramento e sulla volontà di votare con la legge elettorale attuale, il porcellum, per tentare di essere ancora loro a nominare i deputati in Parlamento. La battaglia è in corso. Bisogna condurla con determinazione. Bisogna batterli. Lo abbiamo già fatto e lo rifaremo, in modo che dopo la transizione e l’emergenza si possa avviare la ricostruzione civile, sociale ed economia dell’Italia secondo il progetto che il Pd propone al paese. Se ne parlerà nell’assemblea nazionale del partito convocata a Roma per il 20 e il 21 gennaio.


2. LA BATTAGLIA DEL PARTITO DEMOCRATICO NELLE PIAZZE E DENTRO UN PARLAMENTO CHE E’ ANCORA QUELLO USCITO DALLE ELEZIONI DEL 2008. MOBILITAZIONE PER SOSTENERE LE PROPOSTE DEMOCRATICHE SU RIFORMA ELETTORALE, TAGLIO DEL NUMERO DEI DEPUTATI, REGOLAMENTI PARLAMENTARI E RIDUZIONE DEI COSTI DELLA POLITICA. TOCCA A NOI LOTTARE PER LA BUONA POLITICA.
La Corte Costituzionale ha respinto ieri i quesiti referendari sulla legge elettorale. Per il Partito Democratico che ha offerto il proprio contributo determinante a favore della raccolta delle firme non è stato un buon giorno. Ora però bisogna lottare per imporre che la riforma elettorale si faccia lo stesso. Il porcellum va tolto di mezzo, come ha detto ieri il segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, in un’intervista al Tg1. Il Pd ha depositato la propria proposta in Parlamento e ieri ha chiesto che i capigruppo di Camera e Senato si riuniscano per definire un calendario. Riforma elettorale, riduzione del numero dei parlamentari, riforma dei regolamenti parlamentari, ulteriore riduzione dei costi della politica: ecco un terreno qual quale sarà importante nei prossimi mesi la mobilitazione forte e il lavoro. Bisogna lottare per far prevalere la buona politica, chiamando a raccolta tutti coloro che sono disponibili e recuperando in questa battaglia anche i firmatari del referendum sul porcellum. Anche questa battaglia sarà durissima. Ieri Berlusconi, rinvigorito dalla vittoria su Cosentino, ha già chiarito che non solo non vuole cambiare il porcellum, ma che semmai lo vuole rafforzare. La proposta del Pd, che sarà base per il confronto con le altre forze politiche, è la seguente:
1. Un mix per l’assegnazione dei seggi per la Camera dei Deputati, la quale avviene mediante tre
    diversi  “canali”: a) collegi uninominali maggioritari;
    b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale;
    c) una quota nazionale di compensazione;
2. L’elettore dispone di una sola scheda, su cui vota solo per un candidato di partito in collegi uninominali; il voto, automaticamente, è attribuito anche alla lista del medesimo partito presentata per ciascuna circoscrizione. Nella scheda, accanto al simbolo e al nominativo di ciascun candidato nel collegio uninominale, è presente anche la lista dei candidati concorrenti a livello circoscrizionale.
3. Una quota pari al 70% dei seggi in palio (corrispondente a 433 seggi) è attribuita agli eletti in collegi uninominali maggioritari a doppio turno. E’ eletto al primo turno il candidato che ottiene la metà più uno dei voti validamente espressi; altrimenti si da' luogo ad un secondo turno aperto a tutti i candidati che abbiano ottenuto una percentuale pari ad almeno il 10% dei voti degli elettori iscritti nelle liste elettorali. È prevista la possibilità, da esprimere entro il primo venerdì successivo allo svolgimento del primo turno, di rinunciare a presentarsi al secondo. Nel secondo turno è eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti.
4. Una quota pari al 28% di seggi (corrispondente a 173 seggi) è attribuita con metodo proporzionale su base regionale o pluriprovinciale. E’ previsto lo scorporo, per ciascun partito, dei voti ottenuti al primo turno dei candidati eletti nei collegi uninominali sia al primo che al secondo turno. Per l’attribuzione di questi seggi è prevista una soglia circoscrizionale di sbarramento pari al cinque per cento dei voti validi.
5. Una quota di seggi pari a 12 (diritto di tribuna) è attribuita con metodo proporzionale alle liste nazionali corrispondenti ai partiti che non siano riusciti ad eleggere candidati né nei collegi uninominali né nelle liste circoscrizionali collegate. Per l’attribuzione di questi seggi viene applicato il metodo d’Hondt tra le liste si siano presente in almeno 5 circoscrizioni.
6. Infine, è previsto che sia possibile candidarsi contemporaneamente in ciascuna delle tre “quote”, ma con un massimo di una sola candidatura in un collegio e in una lista regionale.
7. L’assegnazione dei seggi per il Senato della Repubblica avviene solo attraverso due “canali”, per garantire il rispetto dell’articolo 57 della Costituzione, il quale richiede che venga eletto “su base regionale”: 
  a) collegi uninominali, per una quota pari al 70% del totale dei seggi in
      palio (216 seggi)
  b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale
     (Camera) per una quota  pari al  30 del  totale (93). Non viene dunque
      prevista la  quota nazionale di compensazione.
8. Per la pari opportunità fra i generi, sono previste due misure 
specifiche 
    a) Nel complesso delle candidature (uninominali e circoscrizionali)
        nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura 
        superiore al cinquanta  per cento.
    b) Le liste circoscrizionali devono prevedere l’alternanza di genere
        nella successionedei candidati.
    c) Le liste nazionali devono prevedere l’alternanza di genere nella 
        successione dei candidati e  nelle candidature di una stessa lista
        nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura
        superiore al cinquanta per cento.

3. BENE LE ASTE SUI BOT, SCENDE LO SPREAD TRA BTP E BUND.
L’asta dei Bot di ieri ha avuto un esito molto positivo, provocando anche una forte discesa degli interessi che lo Stato dovrà pagare a breve scadenza sul debito contratto. In calo anche lo spread tra Btp e Bund tedeschi. Oggi nuova asta dei Btp. multi-milionario. 

4. IL PROBABILE CANDIDATO ANTIOBAMA, ROMEY, SPIEGA IL SUO PROGRAMMA: NO AL MODELLO EUROPEO. ECCO UNA BATTAGLIA CHE SPIEGA MOLTO ANCHE DELL’ATTEGGIAMENTO DELLA FINANZA ANGLOSASSONE VERSO L’EUROPA.
Da La Repubblica. Intervista di Federico Rampini. “A sorpresa, in fondo all`aereo le hostess servono birra, il proibizionismo qui a bordo è un optional. E’un segno di tolleranza da parte di Mitt Romney: permissivo con gli altri ma non con se stesso. Il candidato mormone non beve mai alcolici né caffè Io tè. E sua moglie Ann tiene in casa scorte alimentari sufficienti ad affrontare una carestia di tre mesi, come si usa nella loro comunità di fedeli. Romney evita l`argomento, ma il suo ruolo religioso - da giovane fu missionario in Francia, più tardi addirittura "vescovo" di Boston, capo di un`intera diocesi - è uno degli ostacoli da superare nel prossimo test delle primarie repubblicane i1 21 gennaio. In South Carolina, il primo Stato del Sud dopo i voti dell`Iowa e New Hampshire, sono forti i fondamentalisti protestanti, quegli evangelici che a lungo hanno considerato i mormoni una "setta" eretica o addirittura demoniaca. Ma oggi Romney è rilassato e sicuro di sé, dice che «la sera di martedì, all`annuncio della vittoria nel New Hampshire, in famiglia è stato come un altro Natale, abbiamo festeggiato tutti assieme, con figli e nipoti». Arriva sulla pista del piccolo aeroporto di Bedford (Massachusetts) a piedi e da solo, il Secret Service non gli ha ancora dato la scorta, per qualche tempo il favoritissimo dei repubblicani perla corsa alla Casa Bianca resta avvicinabile. È ancora limitato il numero di giornalisti che lo seguono, quasi nessuno straniero, all`imbarco su questo volo charter della Miami International Air, un Boeing 737 in partenza per Columbia, South Carolina, la nuova tappa di una tournée elettorale che sta assumendo un ritmo sempre più frenetico. La posta in gioco è alta: è la speranza di inanellare la terza vittoria consecutiva, che potrebbe "blindare" in anticipo la sua nomination.
Sempre in blazer blu, sempre con la camicia bianca a quadretti larghi (deve averne cento tutte uguali), colletto sbottonato e niente cravatta, sempre la stessa pettinatura impeccabile. Dieci minuti dopo il decollo, Romney si alza dal suo posto in prima fila, e viene a parlare. La netta vittoria nel New Hampshire (39,4% dei voti e 16 punti di distacco sul secondo piazzato, Ron Paul) è già un ricordo. Il tema caldo, prima ancora della sua religione mormone o delle sue posizioni sull`aborto (non abbastanza "anti" quando era governatore del Massachusetts, secondo la destra religiosa), sono le accuse che i suoi stessi rivali di destra muovono alla sua carriera di finanziere multi-milionario. Newt Gingrich e Rick Perryin particolare lo hanno definito un "capitalista-avvoltoio", colpevole di avere «smembrato aziende, licenziato migliaia di lavoratori, saccheggiato i loro fondi pensione», quando Romney era alla testa del gruppo di private equity Bain Capital, dal 1984 al 1998. Quello che per lui è un titolo di merito, la prova della sua "esperienza di businessman", un`attività in cui sostiene di avere «contribuito a creare più di centomila posti di lavoro», per i concorrenti è un marchio d`infamia. Le tv della South Carolina sono già bombardate di spot pubblicitari su questo tema. Non che il Sud sia di sinistra o sindacalizzato, anzi: la South Carolina vota tradizionalmente repubblicano. Ma proprio in questo Stato ha sede una delle aziende fatte a pezzi dalla Bain Capital. E qui il tasso di disoccupazione al 9,5% è più alto della media nazionale. Nel profondo Sud ha messo radici il movimento del Tea Party, un populismo di destra che non ama Wall Street e l`alta finanza. Gingrich, Perry, e Rick Santorum, hanno chiesto che Romney renda pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi, cosa che non è tenuto a fare finché non è eletto. Lui non cede: «Per ora non ho l`intenzione di pubblicarle. Sia chiaro che nessuno in questo paese paga più di quello che è dovuto» (una frase sibillina, sembra volersi difendere in anticipo dall`accusa di godere del beneficio fiscale di molti capitalisti: l`aliquota secca del 15% sulle plusvalenze finanziarie, molto più bassa dell`imposta sui redditi). Consapevole di quel che lo attende all`atterraggio, aggiunge: «Lo so, al Sud mi preparo per una battaglia in salita, sarà molto più difficile che nel New Hampshire dove mi conoscono da tanti anni. Nel 2008, quando ero già candidato perla nomination, in South Carolina arrivai solo quarto». Capitalista avvoltoio, responsabile di fallimenti e licenziamenti: come risponde a questa descrizione della sua carriera? «Mi aspettavo attacchi del genere da sinistra, da parte di Barack Obama. Quando arriveranno da quella parte, sarò pronto a rintuzzarli: questo presidente si è improvvisato nell`attività di venture capital con la Solyndra, l`azienda solare che ha ricevuto sussidi federali e poi ha fatto bancarotta. Obama ha fatto anche del private equity diventando azionista di General Motors, sono pronto a confrontare il mio bilancio con quello del suo capitalismo clientelare di Stato. Mi sorprende invece vedere Gingrich nella parte di teste d`accusa contro il capitalismo liberale. Alla Bain Capital abbiamo sostenuto tante aziende che complessivamente hanno creato oltre centomila posti. La stampa ha parlato di casi in cui ci si sono stati licenziamenti, per alcune migliaia. Ogni licenziamento è una tragedia, però nel settore privato ci sono aziende che crescono e hanno successo, altre che per sopravvivere devono ridimensionarsi, fare sacrifici per diventare più forti. In queste elezioni è in gioco non solo la rinascita della nostra economia, ma anche l`anima
dell`America: un paese capitalista, un`economia di mercato. Obama vorrebbe trasformarci in uno Stato assistenziale all`europea". Lei cita sempre l`Europa come un modello negativo, Italia e Grecia in particolare. «Se si confronta il reddito medio degli americani con la media dell`Unione europea, il nostro è superiore del 50%: la ragione è semplice, va cercata nei principi fondamentali della nostra economia. Italia e Grecia sono semplicemente due casi estremi di una crisi europea che ha generato instabilità nel mondo intero. Seguiamo questa crisi con apprensione, perché è un segnale d`allarme, un ammonimento. Se l`America dovesse seguire le ricette di quei paesi, non c`è nessuno che potrebbe salvare noi da una bancarotta. Non ce l`ho con delle nazioni o con dei popoli, ma è evidente che alcuni governi europei hanno agito in modo irresponsabile, portando i loro bilanci pubblici sull`orlo del default.  Non voglio certo alienarmi la simpatia degli alleati europei, bisogna rafforzare la cooperazione in seno al G8 e al G20, magli europei sono responsabili per mettere ordine in casa propria. E nei confronti di Obama la discriminante è chiara: lui ha in mente una società di tipo assistenziale, all`europea, dove i cittadini dipendono dallo Stato, dove il settore pubblico si prende cura di ciascuno dalla culla alla tomba. La forza dell`America è sempre stata un`altra: siamo la nazione della libertà e dell`opportunità». Lei rinfaccia a Ob ama di agitare il tema delle diseguaglianze, di parlare di redistribuzione. «Perché così si aizza una parte della nazione contro l`altra, si istiga alla lotta di classe. Continuando a prendere di mira i milionari questo presidente incoraggia l`invidia e il risentimento contro chi ha avuto successo. Margaret Thatcher disse: il problema del socialismo, e che prima o poi finisci con l`esaurirei soldi degli altri. I padri fondatori dell`America ci hanno dato un sistema diverso, una terra di intrapresa, per questo continuiamo ad essere un polo di  attrazione per tanti stranieri. Questo presidente ha accumulato un debito pubblico superiore a tutti i suoi predecessori messi assieme. Io lo taglierò, raggiungerò il pareggio di bilancio. Appena arrivato alla Casa Bianca passerò in rassegna ogni voce di spesa pubblica assoggettandola a questo test: è una spesa così importante da meritare che c`indebitiamo ancora di più con la Cina, lasciando il conto da pagare ai nostri figli e nipoti? Se non passa il test sarà eliminata. Con me presidente l`America tornerà ad essere la mèta prediletta degli investitori e degli innovatori». Lei ha definito la presidenza Obama come un fallimento anche nella politica estera, perché?
«Basti un esempio: forse la maggiore minaccia attuale perla sicurezza mondiale, è un Iran in grado di costruirsi armi nucleari. Questo presidente non è riuscito a impedirlo. Quando un milione di iraniani sono scesi in piazza contro il regime lui è rimasto in silenzio. Potete immaginare che Ronald Reagan avrebbe fatto una cosa simile? No di certo. Forse non l`avrebbe fatto neppure Bill Clinton. Questo è un presidente che sente il bisogno di chiedere scusa per l`America, io non lo farò mai. Quel che è accaduto negli ultimi tre anni deve essere una deviazione, non può essere il nostro destino».



mercoledì 11 gennaio 2012

La nota del mattino Mercoledì 11 gennaio 2012


1. LA BATTAGLIA DELL’EURO. MONTI: L’ITALIA HA FATTO IL SUO DOVERE, ORA TOCCA ALL’EUROPA. ACCOLTA LA MODIFICA DEGLI ACCORDI SUL RIENTRO DAL DEBITO PROPOSTA DALL’ITALIA. MONTI VEDE NEL FINE SETTIMANA I SEGRETARI DEI PARTITI. IL PD PREPARA UNA MOZIONE IN PARLAMENTO PER SOSTENERE L’ITALIA IN EUROPA. DOMANI ASTA DEI BTP. LE AGENZIE MINACCIANO L’ABBASSAMENTO DEL RATING.
Il presidente del consiglio, Mario Monti, incontra oggi a Berlino il cancelliere tedesco, Angela Merkel. In vista di questo confronto Monti ha rilasciato al quotidiano Die Welt una lunga intervista. Il messaggio è chiaro: noi italiani abbiamo fatto (e faremo ancora con liberalizzazioni e rilancio della crescita, riforma del mercato del lavoro) uno sforzo pesantissimo. Adesso dobbiamo vedere l’impegno dell’Europa. E anche la Germania deve fare la sua parte per affrontare una crisi che non dipende dall’Europa, ma nasce negli Usa. Se questo non accadrà, in Italia potrebbero riprendere forza le schiere del populismo e dell’antieuropeismo.
Una prima ma parziale risposta l’Italia l’ha già avuta. Il trattato europeo che con grande rapidità si sta scrivendo verrà modificato secondo le proposte degli italiani sul tema del debito pubblico e delle procedure per ridurlo.
L’incontro di oggi è un passaggio decisivo della battaglia europea che l’Italia ha deciso di sostenere. Nel fine settimana Monti si incontrerà con i segretari dei partiti che lo sostengono per parlare di questo tema. Il Pd, secondo quanto ha annunciato il segretario, Pier Luigi Bersani, ha preso l’iniziativa perché il Parlamento si pronunci e dimostri che il governo italiano non è solo nel sostenere il cambiamento della linea politica europea. Il Pd presenterà una mozione alla Camera e al Senato in cui indicherà le iniziative da sostenere in Europa, secondo la piattaforma che il Pd ha concordato con gli altri partiti progressisti europei, e che è largamente condivisa da molte forze politiche nel Parlamento italiano. I mercati finanziari intanto festeggiano l’annuncio delle agenzie di rating che per il 2012 non vi sarà declassamento della Francia. Ma c’è poco da brindare per l’Italia. Le stesse agenzie hanno annunciato la possibilità di un ulteriore declassamento dei paesi con i debiti più pesanti, Italia compresa. E domani vi sarà un’importante asta dei Btp. Da tenere presente: nei primi tre mesi del 2012 scadono 112,9 miliardi di Btp, Bot, Ctz (440 miliardi nell’intero anno).
Da Il Messaggero. Articolo di Marco Conti. “Angela Merkel ha disposto che Mario Monti oggi venga accolto alla Cancelleria dagli onori militari. Un segnale, piccolo, di un`Italia che arriva nella capitale del paese più forte d`Europa non essendo più «un peso» per la zona curo, ma parte rilevante della soluzione dei problemi che assediano e mettono a rischio la moneta unica. Come accaduto già in occasione della sua visita
a Parigi, Monti si fa precedere a Berlino da un`intervista concessa al quotidiano tedesco conservatore Die Welt, nella quale mette in guardia la Germania e l`Europa dal rischio «populismo». In Italia e nel resto della Ue. Spiega infatti Monti al Die Welt che «il mio governo, non dovrei dirlo, ma è sorretto, come qui in Germania, da una grande colazione», con «una maggioranza che non ha eguali dal dopoguerra». Grazie a ciò sostiene Monti - abbiamo varato una manovra in tempi che nemmeno in Germania sono possibili». Gli italiani - continua Monti - hanno sopportato misure «pesanti», per fronteggiare una crisi «che non è nata in Europa ma negli Usa». Ma ora, sostiene il premier, i problemi per me e il mio governo possono venire proprio dall`Europa. Il perché Monti lo spiega subito dopo sostenendo che «gli italiani hanno mostrato maturità politica che molti non ritenevano possibile», varando misure talmente pesanti, come la riforma delle pensioni, che hanno sorpreso persino il presidente francese Sarkozy. Misure, comprese le liberalizzazioni delle professioni e del mercato del lavoro, che gli italiani, «come mostrano i sondaggi, hanno accettato».«Il problema - insiste Monti - è che non si vede il corrispettivo nell`abbassamento del tasso d`interesse». «Se gli italiani, in un tempo prevedibile, non vedranno segnali che aiutino la loro disponibilità alle riforme, sorgerà una protesta contro l`Europa, contro la Germania e contro la Bce». Il rischio di manifestazioni dì «intolleranza europea», preoccupa Monti al punto da mandare un secco messaggio proprio al blocco conservatore che sostiene la Merkel con la quale «non parlerò oggi di eurobond», anche se l`argomento tornerà presto in agenda perché «serviranno», senza «scardinare la disciplina di bilancio». Il via vai di leader e personalità politiche ed economiche europee che in questi giorni c`è stato a Berlino, dà il senso non solo della preoccupazione esistente, ma della voglia di stringere i tedeschi nell`unica strada che permetta all`euro di Sopravvivere e all`Europa di non tornare indietro di trent`anni. Proprio sulla partita del rientro dal debito giocherà oggi la partita il presidente del Consiglio, nell`incontro con la cancelliera. L`accelerazione nella scrittura e nella firma del trattato intergovernativo, decisa ieri l`altro a Berlino durante l`incontro della Merkel con Sarkozy, spinge l`Italia a mettere in sicurezza la stesura dell`articolo 4 del trattato nella versione prevista nell`articolo 2 del regolamento del patto di stabilità e crescita. In quest`ultima norma è infatti previsto che nel valutare gli sforzi di un paese di rientro dal debito, debbono essere presi in considerazione tutti i «fattori rilevanti». A cominciare dal livello di ricchezza e di indebitamento delle famiglie, sino alle riforme strutturali come quella sulle pensioni appena varata. Per avere ancora più forza in Europa, Mario Monti al suo ritorno da Berlino incontrerà i segretari dei partiti che lo sostengono per fare il punto sui suoi recenti incontri internazionali e spingere affinché il Parlamentò voti all`unanimità, o quasi, una mozione sull`Europa in vista della stesura del nuovo trattato intergovernativo La mozione, messa a punto dal Pd, è stata già depositata, ma il testo definitivo verrà messo a punto in questi giorni e la sua approvazione avverrà prima vertice a tre di
Roma e del consiglio europeo di fine mese”.
Da Il Messaggero. Dall’articolo di Oscar Giannino. “L’incontro odierno del presidente del Consiglio italiano con la cancelliera tedesca è un grande momento di verità. Non bisogna credere che sarà davvero possibile averne un veritiero rendiconto nella conferenza stampa successiva. Perché i tempi sono di ferro, l`euro resta più che mai a rischio. Solo ieri, altri ammonimenti si sonò levati in proposito. Senza un supporto esterno, per l`Italia potrebbe arrivare il peggio, ha detto Willem Buiter, capo economista di Citigroup, spiegando che Roma e Madrid sono «illiquide ma solventi»; Per Fitch, che ha minacciato un nuovo abbassamento del giudizio sulla solvibilità sovrana italiana, la nostra bassa crescita e lo spread elevato sono una miscela «esplosiva». Goldman Sachs ha aggiunto che il colpo di grazia per l`Italia rischia di arrivare nei prossimi tre mesi, quando dovrà rifinanziare 112,9 miliardi di euro tra Bot, Btp e Ctz, dei 440 attesi nell`anno. E nemmeno la Germania è immune: Deutsche Bank proprio ieri ne ha certificato l`entrata in recessione. «Il progresso dell`enorme debito pubblico che al presente ci opprime, e che probabilmente porterà alla rovina tutte le grandi nazioni europee, è stato purtroppo assolutamente uniforme nel tempo e condiviso». Sembra una frase pronunciata oggi. Invece è di Adam Smith. il filosofo scozzese fondatore dell`economia di mercato ed è stata scritta nel 1776. Questo per dire che il problema di cui parleranno oggi Monti e la Merkel purtroppo non è nuovo. Coincide con la storia degli Stati sovrani. Perché, come disse Adolph Wagner alla fine dell`Ottocento in quella che si chiama appunto la “legge di Wagner”, purtroppo la politica tende illimitatamente a estendere le attività e il debito che intermedia, e a respingere tutto ciò che le limita. Ma nella storia, fin dal fallimento dei Bardi a Firenze nel XIV secolo e fin dall`istituzione nel 1262 da parte del Maggior Consiglio della Serenissima Repubblica di Venezia di una tassa straordinaria del 5% sugli acquisti dedicata a finanziare gli oneri del debito pubblico, con tanto di costituzione di un fondo di ammortamento che oggi potrebbe servire da esempio per l`Europa, la storia dei debiti sovrani è ricchissima di esempi di ciò che non si deve fare perché porta al fallimento, e di ciò che invece va fatto perché non saltino Stati e monete. A quattr`occhi, Monti e la Merkel possono e devono oggi andare al nocciolo del problema. Il governo tecnico italiano ha riacquistato la piena credibilità europea con Berlino e Parigi, credibilità che Berlusconi aveva perduto. La manovra varata dai professori ci ha rimesso all`onor del mondo, ed entro il Consiglio Europeo straordinario del 23 gennaio arriveranno le liberalizzazioni, dal mercato del lavoro, all`energia, alle professioni. Ma è inutile mentire. L`Italia non è più «il» problema.

2. LA BATTAGLIA PER LA LEGGE ELETTORALE. OGGI DECIDE LA CONSULTA SUL REFERENDUM. IL PDL SI PREPARA A DIFENDERE IL NOCCIOLO DURO DELLA “PORCATA”. BERSANI: IN OGNI CASO VA CAMBIATA PER RIDARE LA PAROLA AGLI ELETTORI.
La Corte Costituzionale si pronuncia oggi sull’ammissibilità dei quesiti referendari sulla legge elettorale, il porcellum voluto fortissimamente da Berlusconi e scritto dal leghista Calderoli per far vincere la destra.
Ieri sera in una lunga riunione del Pdl, il partito di Berlusconi ed Alfano ha deciso di presentare una sua proposta. Dagli obiettivi enunciati, si intuisce la decisione di difendere, qualunque sia la decisione della Consulta, alcune parti del porcellum, a cominciare dal premio di maggioranza. Il Pd ha presentato da tempo la sua riforma sotto forma di proposta di legge. Ma in ogni caso punta a modificare la legge esistente per ridare agli elettori la parola e la libertà di scelta. Bersani: "Sulle firme per il referendum c'è il nostro sudore, più di tanti altri. Non ci farebbe piacere che la mobilitazione finisse in un diniego, ma che c'è una Corte Costituzionale e un problema da dirimere lo sapevamo da tempo. In un caso o nell'altro la questione non cambia: bisogna superare una legge impotabile e inaccettabile, predisporre una riforma con cui i cittadini abbiano la realtà effettiva di poter scegliere il loro rappresentante. Questo è il punto principale".

3. LA BATTAGLIA PER L’ETICA. MONTI COSTRINGE MALINCONICO ALLE DIMISSIONI. LA GIUNTA DELLA CAMERA VOTA PER L’ARRESTO DI COSENTINO. BERLUSCONI ATTERRITO DALLA POSSIBILITA’ CHE DOMANI VOTI SI’ ANCHE L’AULA DI MONTECITORIO.
Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha ottenuto ieri che il sottosegretario Carlo Malinconico si dimettesse subito. E’ un evidente cambio di passo rispetto al governo precedente. La giunta parlamentare per le autorizzazioni a procedere ha detto sì ieri all’arresto del deputato Pdl, ex sottosegretario e ancora plenipotenziario del Pdl in Campania, Nicola Cosentino, accusato di essere il referente nazionale del clan dei Casalesi. Ieri sera, nella riunione del Pdl, Berlusconi si è mostrato preoccupato per l’eventualità che domani anche l’aula di Montecitorio voti sì e furibondo. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, è arrivato a prevedere-mincacciare in caso di arresto di Cosentino “ripercussioni politiche”. Sono fatti che non hanno bisogno di commento.


4. LA BATTAGLIA DELLE LIBERALIZZAZIONI. BERSANI: IL GOVERNO ABBIA CORAGGIO E NON FACCIA PASSI INDIETRO.
Dopo le indicazioni dell’Antritrust (praticamente le stesse proposte che Il Pd ha presentato nel Piano nazionale per le riforme un anno fa, che Tremonti non ha voluto nemmeno discutere e che i grandi quotidiani, a cominciare da Il Corriere della Sera, hanno esplicitamente considerato poco importanti) e dopo gli annunci su un provvedimento in tempi rapidi nella stessa direzione da parte del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Catricalà, ieri sono arrivate notizie di reazioni forti delle lobby, di freni, di tentennamenti. Il Pdl, dopo la riunione di ieri sera, ha annunciato proprie proposte su questo tema: ufficialmente per sostenere le liberalizzazioni, sostanzialmente per bloccarle.
Dal Pd è arrivato invece una spinta a Monti a non indietreggiare. Pier Luigi Bersani: “Ci vuole determinazione, coraggio e razionalità. Dopo le affermazioni che ho sentito da parte del governo, mi stupirei se ci fossero dei passi indietro sulle liberalizzazioni. Liberalizzare - sostiene Bersani- non significa punire qualcuno ma dare possibilità più ampie di occupazione e crescita. Da quasi un anno il Pd ha le sue proposte, non aspettiamo che il governo faccia il 100 per cento delle cose che noi vorremmo ma le nostre proposte possono essere utili”.






lunedì 9 gennaio 2012

La nota del mattino Lunedì 9 gennaio 2012




1. FINITE LE VACANZE E IL MOMENTO DELLE CHIACCHIERE. DA QUESTA SETTIMANA SI
PASSA AI FATTI SU CRESCITA, LIBERALIZZAZIONI, LAVORO, RIFORME, EUROPA E
ETICA IN POLITICA.
Finite le chiacchiere. Da questa settimana si passa alla prova dei fatti.
In Italia, il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, incontra sindacati e Confindustria separatamente per lanciare l’apertura di un tavolo di discussione collegiale sul tema degli ammortizzatori sociali e del mercato del lavoro. Il ministro dello sviluppo, Corrado Passera, mette a punto i primi interventi sulle liberalizzazioni e annuncia provvedimenti per il 23 gennaio. Il ministro Piero Giarda avvia la spending rewiew per ridurre le spese a annuncia risultati già da fine gennaio. Il sottosegretario Vieri Ceriani è atteso alla prova del taglio delle agevolazioni fiscali che non servono. Dal punto di
vista economico, in mezzo alla settimana ci sarà anche un nuovo banco di prova sui titoli di Stato con emissioni di Bot e altre obbligazioni pubbliche.
Ma questa settimana sarà decisiva anche per altri due temi fondamentali. Mercoledì la Corte Costituzionale deciderà se ammettere o no il referendum sulla legge elettorale porcata disegnata dal ministro leghista Roberto Calderoli e voluta da Silvio Berlusconi per avvantaggiarsi nelle ultime elezioni. Giovedì, inoltre, la Camera dei deputati voterà sulla richiesta di arresto per Nicola Cosentino, plenipotenziario del Pdl in Campania e accusato di collusione con il clan dei Casalesi.
In Europa, il presidente del Consiglio Mario Monti incontra mercoledì il cancelliere tedesco Angela Merkel, in vista dell’incontro il 18 con il primo ministro britannico, Cameron, e del vertice a tre Sarkozy, Merkel, Monti del 20 gennaio. Obiettivo del presidente del Consiglio, sostenuto in questo da tutte le forze politiche italiane, è di modificare la linea eccessivamente rigorista della Germania e riuscire ad imporre un’iniziativa europea sulla crescita che comprenda anche il lancio di eurobond e la tassazione delle transazioni finanziarie per finanziare gli investimenti in Europa.

2. IL PD AL CENTRO DELLA BATTAGLIA PER LA SALVEZZA DELL’ITALIA E PER AVVIARE IL CAMBIAMENTO IN EUROPA. BERSANI INDICA OBIETTIVI E TAPPE. I SONDAGGI PREMIANO IL PARTITO.
Il Partito Democratico è al centro della battaglia per salvare l’Italia e modificare la linea di politica economica in Europa. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha indicato oggi con un’intervista a La Stampa obiettivi e impegni del partito in questa fase di transizione. “Chiaro che con l`anno che comincia bisogna darsi un metodo...». Un metodo, dice Pier Luigi Bersani: che semplifichi il lavoro del governo nel suo confronto con i partiti e renda più trasparente il rapporto tra i partiti e tra loro e il Parlamento. Il tutto, naturalmente, per lavorare meglio e di più. Così, chi temeva (o sperava) dì
trovare alla ripresa un Bersani dubbioso circa le scelte fatte - e magari tentato da un qualche disimpegno ora sa come stanno le cose. Sì va avanti ventre a terra, perché il Paese ne ha bisogno e soluzioni migliori all`orizzonte per ora non ce ne sono.
Naturalmente, bisogna cambiar passo. Prima di tutto in Europa, ma anche qui da noi: bisogna accelerare sul versante della crescita e correggere qualcosa di quanto fatto (sulle pensioni, per esempio). Ma sono soprattutto certi veti europei a preoccupare il leader del Pd, che dice: «Veti ideologici... La globalizzazione ha imposto una ideologia nuova e micidiale: in economia i mercati hanno sempre ragione, in politica ognuno difenda se stesso. Bene, per quanto mi riguarda non può
essere così». E` un po` che lei sembra più preoccupato da certe dinamiche europee che da quanto accade qui da noi.
«Non è precisamente così, ma è importante ricordare come da questa crisi si esce un passo dietro l`altro, e muovendo tutte e due le gambe. La gamba italiana il suo lo sta facendo, è ora che si muova quella europea». Che è ferma, invece. «L`universo degli economisti, degli osservatori e del mondo politico conviene sul fatto che non siamo su una strada corretta. In Europa ancora non facciamo gesti inequivocabili che dicano: difenderemo l`euro, di qui non si passa. Questo messaggio non è arrivato: anzi, non è neanche partito. Ora abbiamo un pò di tempo per farlo: con gesti che non possono essere solo il pur importante bricolage di rafforzamento della disciplina dei bilanci». E cosa pensa? «A tre questioni. La prima: accelerare sul fondo salvastati, rendendolo credibile e dotandolo di risorse. Finché non saremo lì bisogna consentire maggiore possibilità di intervento alla Bce. La seconda: teniamola pure sullo sfondo, ma la partita degli eurobond deve essere avviata (un`anticipazione potrebbe essere, come chiede Monti, una emissione europea dedicata agli investimenti). La terza: nonostante quel che dicono gli inglesi, sempre tanto preoccupati per la city - ma noi non possiamo mangiare pane e city, perché alla fine non ci sarà più
neanche il pane -, è ora che la finanza paghi qualcosa di quel che ha provocato. Insomma, una tassa sulle transazioni finanziarie va allestita». Non chiede poco. «Qualcosa di questo deve essere messo in moto. E senza che il giorno dopo, con una intervista o della Merkel o di Sarkozy, si dica: abbiamo scherzato. Perché è così che è andata fino a oggi, anche se tutti sanno che senza una qualche mossa di questo genere finiamo nei guai. Tutti: Germania compresa. Allora: perché non si fanno queste cose?». Già, perché non si fanno? «Lo dico da due anni: il problema è ideologico. Che le ideologie siano morte è uno dei grandi inganni degli ultimi decenni. Forse sono morte quelle vecchie... Ma con la frusta della globalizzazione, sull`Europa è calata una nuova ideologia, interpretata dalla destra e subita troppo passivamente dalla sinistra. Una ideologia di ripiegamento, difensiva, corporativa, che dice: in economia i mercati hanno sempre ragione, in politica ognuno faccia gli affari suoi». E quindi? «Quindi occorre anche una battaglia politica. Io credo molto a una piattaforma dei progressisti  europei, e su questo abbiamo già fatto molti incontri. E`già fissato un appuntamento a marzo, in Francia, per avviare un`offensiva su questo tema. E` ora che qualcuno dica alle opinioni pubbliche europee che da solo non si salva nessuno».
E l`Italia? «Le forze che sostengono Monti - che dovrebbe andare in Europa a dire che c`è un Parlamento anche qui e non solo in Germania - possono affermare: abbiamo il 5% di avanzo primario e faremo il pareggio di bilancio nel 2013, cosa che non fa nessuno. Insomma, noi abbiamo dato: e a questo punto o c`è un altro passo europeo o non è che possono pensare di trattarci come la Grecia...». Vuoi forse dire che in Italia non c`è altro da fare? «C`è moltissimo da fare. Ma all`Italia, dopo quanto già fatto, non possono esser chieste altre manovre, magari recessive. Possono sollecitarci ad andare avanti in un processo di riforme, cioè di messa in efficienza del sistema. Politiche di crescita, insomma. E qui, è chiaro, abbiamo un campo enorme di cose da fare». Crede che la politica, cioè il rapporto tra i partiti e il governo, lo permetterà? Insomma, quanto si può continuare così, con distinguo più o meno quotidiani? «Adesso che si  imposta il lavoro di un anno, bisogna stabilire un metodo. Che secondo me è fatto di tre punti. Sulle questioni europee e internazionali, Monti può trovare un rapporto  diretto con i segretari dei partiti che gli consenta di rappresentare posizioni unitarie e nazionali su punti strategici; poi, occorre un modo ordinario e ordinato di avere una sede tra governo e gruppi parlamentari che consenta di costruire l`agenda di lavoro e renderla effettiva; infine, bisogna prendere una iniziativa
- e io farò la mia parte - per definire un`agenda per riforme istituzionali e costituzionali: per altro, sulla modifica dei regolamenti parlamentari, sul bicameralismo e la riduzione dei membri di Camera e Senato c`è un lavoro sedimentato. Anche sulla legge elettorale si è cominciato a lavorare. E` chiaro, inoltre, che questa terza questione accentuerebbe la stabilità del governo. Insomma: penso che sia ora che i leader dei partiti dicano esplicitamente e pubblicamente se sono
disposti a convenire su un`agenda da affidare, poi, ai gruppi parlamentari». Un`ultima domanda sulla Consulta e sul referendum. Che decisione auspica? E pensa anche lei che un sì al voto destabilizzerebbe il governo? «Quel che auspico è che, referendum o non referendum, si arrivi ad una nuova legge elettorale meditata e migliore di quella pessima che abbiamo oggi. Anche un ritorno al "mattarellum" sarebbe meglio, ma l`esperienza ha dimostrato che quel sistema non è perfetto. Quanto a eventuali crisi, dico solo questo: penso che finché non saremo messi su binari solidi,abbiamo bisogno di non prendere la responsabilità di destabilizzare il Paese in un momento così. Non sarebbe capito da nessuno, né qui né in giro per il mondo...». Il Sole 24 Ore ha pubblicato domenica alcuni sondaggi che danno il Pd in ascesa. Dalle agenzie di stampa. (AGI) - Roma, 8 gen. - Pdl e Sel in calo, Pd e Udc in crescita (con la Lega che recupera punti). Secondo i sondaggi di Ipsos e Istituto Piepoli, pubblicati oggi sul Sole 24 Ore, i consensi per i partiti a dicembre vengono influenzati da una sorta di "effetto Monti": crescono i partiti che sostengono piú convintamente il nuovo governo, frena il Pdl a causa anche dei "mal di pancia" di parte del partito e dello stesso elettorato per il nuovo corso. Un trend che penalizza Sinistra e Libertà, mentre la Lega, ricoprendo l'anima di lotta e non piú di governo, torna a crescere dopo mesi di calo. Secondo Ipsos il Pd è al 29,1%, +0,3 rispetto a novembre, mentre per Piepoli è addirittura al 31,5% (+2% rispetto a luglio). Bene anche l'Udc, data al 7,8 da Ipsos (+0,8% su novembre) e dall'Istituto Piepoli al 9,5 (era al 5,5 a luglio). Di contro, il Pdl è dato fermo al 23,4% da Ipsos (-0,8 rispetto a novembre) e al 24 da Piepoli (ben il 5% in meno rispetto a luglio scorso). Quanto alla Lega, sale al 9,55 per l'Ipsos (+0,5), identica stima per Piepoli (cresciuta in due mesi di un punto e mezzo). Stabile l'Idv, data al 7,9% da Ipsos e al 5,5 da Piepoli, mentre Sel cala al 6,9 (era al 7,4 a dicembre) per Ipsos, e addirittura al 4,5 (contro il 7) per Piepoli. Da segnalare la continua ascesa della lista Grillo, riportata solo da Ipsos e data al 4,2%, contro il 3,9 di novembre.

3. EUROPA. RESISTONO GLI INGLESI SULLA TOBIN TAX (CHE PUO’ DARE 50 MILIARDI L’ANNO). RESISTONO I TEDESCHI SUL RIGORE. L’ECONOMISTA ROUBINI: DOPO LA MANOVRA ITALIANA, I TEDESCHI HANNO TORTO.
Il premier britannico David Cameron si oppone all’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie per difendere la City, principale attività economica della Gran Bretagna. Ma in Europa l’idea della cosiddetta Tobin tax fa proseliti e adesso anche l’Italia spinge in quella direzione. Un’imposizione del genere, secondo le stime della Commissione europea che ha proposto un prelievo pari allo 0,1% su azioni e obbligazioni, e uno dello 0,01% sui contratti derivati darebbe almeno 50 miliardi di euro l’anno da investire nei paesi dell’euro. Da La Repubblica. Intervista all’economista Nouriel Roubini.- «Mario Monti sta facendo del suo meglio, ha una squadra di tecnici competenti e motivati che lavora in buona fede, gode di rispetto e stima internazionali. Rispetto al "prima" siamo agli antipodi.Certo, se fosse riuscito a inserire nel governo un paio di figure di rilievo dei partiti sarebbe più forte politicamente. Ma il punto è che l`Italia, come altri Paesi, sta entrando in recessione: non solo qualsiasi manovra fiscale l`aggraverà, ma perfino le riforme strutturali possono avere effetti negativi sul breve». Nouriel Roubini,economista della NewYork University attento alle vicende del nostro Paese, lancia un nuovo allarme: «L`Italia da sola non ce la può fare. È impossibile sormontare difficoltà come le attuali o sperare che lo spread scenda, senza un convinto e incisivo sforzo europeo. Se mancherà, prima della fine del 2012 si riaprirà il problema della sopravvivenza dell`euro». Com’è possibile che le riforme siano "recessiogene"? «Intendiamoci: sono necessarie per un Paese moderno ed efficiente, e fin troppo rimandate. Ma si inseriscono in un quadro così deteriorato che non potranno dispiegare i loro effetti positivi prima di qualche anno. Vanno fatte, ripeto, ma è meglio non aspettarsi risultati miracolistici, per esempio, dalle liberalizzazioni. Gli avvocati costeranno meno e ci saranno più taxi, ma se in giro ci sono sempre meno soldi e meno domanda, cosa cambia? Sul medio termine, e quando l`emergenza sarà superata, allora tutto assumerà un senso. E questo vale anche per l`articolo 18». Lei si iscrive al gruppo che non vuole riformare lo statuto? «È necessario dare più flessibilità al mercato del lavoro, ma se questa riforma restasse isolata avremmo solo più licenziamenti e più disoccupati. Va inserita in un complesso ampio e organico, e va vista alla prova della ripresa. Oggi l`umore dei consumatori è pessimo, il purchasing managers index (indice composito dell`attività manifatturiera) è negativo, le banche sono irrigidite verso le imprese, la domanda aggregata è bassissima». Qual è la priorità assoluta per sbloccare la situazione? «Le misure di Monti sono corrette e indispensabili, ma il premier deve giocarsi la sua credibilità per guidare l`intera Europa verso una ripresa coordinata e concordata. Non basta, anzi equivale ad un sforzo immane che può risultare vano, accanirsi sul debito». Il rinvio del pareggio di bilancio è un`opzione da considerare? «Direi di sì. La disciplina è fondamentale ma non si può fare tutto too fast too soon, traumaticamente. L`ha detto la Lagarde, che non è certo un`estremista. Intanto va creato un solido fondo europeo permanente più capitalizzato e forte di quello prospettato, in grado di intervenire immediatamente fornendo liquidità a chi perde l`accesso al mercato se lo spread finisce fuori controllo. Per capirci, in Italia siete al limite. Ma la chiave resta la crescita. I Paesi con margini di manovra come la Germania devono farsi promotori di iniziative per lo sviluppo. Sono tedesche le maggiori imprese di costruzioni: perché non lanciano un piano di investimenti in Europa sostenuto dal governo di Berlino? Questo significa solidarietà e volontà di crescere insieme. Ricordo che la Germania è la prima a beneficiare dell`euro». Per ora si oppone agli eurobond... «La resistenza alla mutualizzazione del rischio si poteva capire. Ma ora non più.
Peraltro, c`è qualche segnale di lievissima apertura che forse porterà novità sul medio termine. Anche la B ce potrà rivelarsi meno rigida che in passato». Perché c`è Draghi? «Non solo. Dal 1° gennaio due "falchi" del board come Bini Smaghi e il tedesco Stark, che si è dimesso per protesta contro l`acquisto dei buoni italiani, sono stati sostituiti da personaggi più pragmatici, l`altro tedesco Asmussen e il francese Coeuré. Dovrebbero quindi pro seguire sia gli acquisti dei bond che la discesa dei tassi, da portare a zero con un doppio vantaggio: il calo del costo del denaro e la discesa dell`euro, indispensabile per l`export. Anche il cammino verso il Tender of last resort, altrettanto fondamentale, risulterà facilitato».

4 LA LEGA CONTINUA A FARE SMARGIASSATE, MA INTANTO INVESTE I FONDI PUBBLICI PER I PARTITI A CIPRO E IN TANZANIA.
Da Il Corriere della Sera. “Dal Regno dei fiordi all`isola di Afrodite, con un ultimo passaggio in Africa Orientale. E il percorso dei milioni di euro appena investiti dalla Lega e minuziosamente documentato ieri da Giovanni Mari sul Secolo XIX. Secondo la sua ricostruzione, il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, tesoriere del Carroccio ed ex sottosegretario alla Semplificazione nell`ultimo governo Berlusconi - alla fine del 2011 ha messo in moto una considerevole serie di operazioni finanziarie coordinate da Banca Aletti, il sistema di private e investment banking del Banco popolare. Ecco il giro dei soldi: il 14 dicembre «un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per 6 mesi a un interesse del 3,5%»; il 28 dicembre «1,2 milioni di euro per l`acquisto di quote del fondo Krispa Enterprise Ltd» di base a Larnaca, nell`isola di Cipro, e infine il 30 dicembre «il collocamento di 4,5 milioni di euro in Tanzania. E l`ultimo spostamento dell`anno e, nei fatti, svuota una delle dotazioni  consegnate a Banca Aletti da Belsito per conto della Lega Nord». Totale: quasi 8 milioni di euro in una decina di giorni, se si aggiungono anche i movimenti-base di 700.000 euro trasferiti ad altri conti del partito, di 450.000 euro emessi in assegni circolari e di 50.000 euro ritirati in contanti direttamente da Belsito…. Il tesoriere del Carroccio che come sanno tutti i lumbard è figura con un enorme autonomia decisionale e, di fatto, rende conto solo al grande capo Umberto Bossi - ha risposto con fastidio alle domande del  quotidiano ligure: «Queste informazioni sono una grave violazione della privacy e delle regole bancarie». E però non si è sottratto all`intervista, spiegando che i soldi investiti arrivano dal finanziamento pubblico «rimborsi elettorali» - che personalmente non conosce l`entità delle operazioni perché «noi ci affidiamo a banche e promotori di cui ci fidiamo» e che i contanti prelevati sono serviti a rimborsare «spese per i nostri collaboratori». Gli spostamenti all`estero, poi, <non sono operazioni in paradisi fiscali ma investimenti alla luce del sole. Noi investiamo con concretezza, ci fidiamo dei nostri consulenti e scegliamo le cose migliori». Anche se in quel periodo i Bot rendevano più del 6%? «Evidentemente quei fondi erano più convenienti». … Il problema è che la girandola di milioni ha a dir poco stupito i vertici del Carroccio: persino i notabili di primissimo piano non sapevano nulla delle destinazioni finali di quei soldi e qualche imbarazzo in via Bellerío c`è. Uno sbalordito Matteo Salvini parla a nome dei padani, preoccupandosi del bene della Lega e del nord: «Ci sono diverse sezioni che chiedono 100 euro ai militanti per pagare l`affitto a fine mese. La Padania, il nostro quotidiano, versa in difficoltà economiche che tutti conoscono. E poi leggiamo della Tanzania... Spero, per rispetto dei militanti, che ci sarà una spiegazione per ogni quattrino speso».

sabato 7 gennaio 2012


Il referendum

Appello per la legge elettorale

4 gennaio 2012 - 10 Commenti »


La prossima settimana la Corte Costituzionale deciderà sull’ammissibilità dei due referendum elettorali su cui sono state raccolte le firme lo scorso settembre. 111 Costituzionalisti si rivolgono ai gruppi parlamentari perché si impegnino al massimo per il varo di una nuova legge elettorale, nel solco dei quesiti sottoscritti da un milione e duecentomila cittadini. Firmatari dell’appello, tra gli altri, Valerio Onida e Gustavo Zagrebelsky.
”All’inizio della campagna referendaria, molti di noi lanciarono un appello ai cittadini, perche’ appoggiassero una iniziativa che costituiva una ”occasione imperdibile per ridare base e senso al nostro sistema politico, stimolando il Parlamento a compiere il suo dovere di dotare l’Italia di una legge elettorale all’altezza della Costituzione e della dignita’ del popolo italiano”. Adesso che la raccolta delle firme ha avuto un cosi’ ampio successo, ci rivolgiamo ai gruppi parlamentari e ai partiti perche’ affrontino immediatamente il problema, utilizzando al massimo l’ultima parte della legislatura. L’iniziativa referendaria ha gia’ svolto un compito importante, riaprendo un tema che sembrava chiuso e riproponendo alla coscienza popolare il rischio di votare, per la terza volta, con un sistema che calpesta fondamentali principi della Costituzione.
Il referendum – se ammesso, come auspichiamo, dalla Corte costituzionale – non solo non interferira’ con la attivita’ di governo ma, anzi, potra’ aiutare i gruppi parlamentari nello sforzo per fronteggiare la grave crisi economica e finanziaria. Il referendum, infatti, potra’ diventare nei prossimi mesi non solo uno stimolo, sempre piu’ forte, per affrontare le tematiche istituzionali auspicate dal Presidente della Repubblica accompagnando le misure di risanamento e di rilancio dello sviluppo, ma potra’, altresi’, evitare lacerazioni fra i gruppi parlamentari impegnati in una cosi’ importante e delicata missione per il Paese.
Al di la’ di aspetti che il Parlamento potra’ sempre correggere, il ritorno alle ”leggi Mattarella” potrebbe contribuire a ricostituire, attraverso i collegi uninominali, un rapporto piu’ diretto fra parlamentari ed elettori e potra’ evitare, pur in un quadro tendenzialmente maggioritario, la formazione di coalizioni rissose, fragili ed eterogenee, artificiosamente tenute insieme dalla conquista di un premio di maggioranza a livello nazionale. Sarebbe una sciagura se – nonostante la condanna, ormai generale, dell’attuale sistema elettorale – l’inerzia e gli interessi di parte impedissero nuovamente al Parlamento di intervenire. Ma poiche’ questo pericolo esiste realmente, e lo sarebbe ancora di piu’ senza lo stimolo referendario, invitiamo i partiti ad assumersi tutte le responsabilita’ e a lavorare immediatamente attorno a questo problema alla ripresa dei lavori parlamentari”.

venerdì 16 dicembre 2011

Dichiarazione di voto sulla fiducia alla Manovra finanziaria - 16.12.2011

http://www.youtube.com/watch?v=5-ikfo_sU7A&feature=youtu.be

Pier Luigi Bersani (tra le 19 e le 20 in diretta tv) 

Venerdì 16 dicembre 2011

1. OGGI IL VOTO DI FIDUCIA SULLA MANOVRA. IL PD, CON GLI INTERVENTI DI FRANCESCHINI E BERSANI, DICE SÌ, VANTA LE MODIFICHE IN POSITIVO OTTENUTE, MA INDICA ANCHE I TEMI  SUI QUALI NON MOLLA E CONTINUERÀ A LOTTARE PER OTTENERE RISULTATI: LAVORATORI PRECOCI, LIBERALIZZAZIONI, CONCORRENZA. SENZA DIMENTICARE LA PROSSIMA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI.

Oggi la Camera dei Deputati vota la fiducia e la manovra economica che il governo di Mario Monti ha presentato per togliere l’Italia dal “fronte più esposto” della crisi che imperversa in Europa e nel mondo, cioè dall’orlo del baratro dove l’avevano condotta l’incapacità di governare e le idee sbagliate di Bossi e di Berlusconi.
Se il Pd fosse stato al governo la manovra non sarebbe stata la stessa, come è ovvio. L’intervento messo a punto da Monti e dai suoi ministri presenta diversi punti dolenti. Non pochi sono stati corretti grazie all’intervento parlamentare del Pd. Altri sono rimasti aperti. Ma la storia non finisce con il voto di oggi. Con gli interventi in aula del presidente del gruppo parlamentare Dario Franceschini e del segretario nazionale, Pier Luigi Bersani (tra le 19 e le 20 in diretta tv) , il Pd oggi dirà sì alla manovra per salvare il paese, rivendicherà le numerose modifiche positive ottenute e i provvedimenti inserititi su suggerimento dei democratici, ma indicherà anche i punti sui quali il Pd continuerà la propria battaglia, a cominciare dal trattamento da riservare ai lavoratori precoci (“agli operai entrati in fabbrica a 15 anni l’Italia deve pur dire grazie”, ha detto Bersani) e dalle liberalizzazioni.
Bersani già ieri ha preannunciato anche la posizione del Pd per i passi successivi del governo. “Proprio la riforma delle pensioni impone ora di pensare al lavoro, ma partendo dal punto degli ammortizzatori sociali. Ci sono i lavoratori meno giovani e che stanno perdendo il lavoro, ma hanno di fronte un lungo periodo prima di poter accedere alla pensione. Ci sono i giovani.
Come ha certificato la Confindustria stiamo perdendo 800 mila posti di lavoro. Il punto dal quale prendere le mosse è dunque quello della riforma e dell’irrobustimento degli ammortizzatori sociali. Sul resto dopo si vedrà”.

2. BERLUSCONI E LA LEGA RECITANO LA SOLITA FILASTROCCA. MA E’ SOLO UN CERTIFICATO DI ESISTENZA IN VITA.
La Lega sbraita alla Camera (come già aveva fatto al Senato) e tenta di oltrepassare così il muro del silenzio e di tornare a quindici anni fa, ma nel frattempo auto blu, scandali e leggi disastrose ne hanno sfregiato l’immagine. Berlusconi torna a fare uno dei suoi discorsi strampalati. Ma sono solo l’ombra di ciò che erano. Queste manifestazioni di celodurismo verbale o fisico equivalgono alla richiesta – di fronte all’anagrafe degli elettori - di un certificato di esistenza in vita. Oggi il Pdl voterà la manovra, perché ben sa che senza questo passaggio la situazione tornerebbe al baratro dove proprio il centrodestra l’ha portata. La Lega tenta di trarre un lucro politico da un atteggiamento da masanielli.  Ma il risultato di questa mancanza di responsabilità è tutto da verificare.

3. RISCHIO ANNI TRENTA. IL FONDO MONETARIO ALZA IL LIVELLO DELL’ALLARME. E IN EUROPA I PROGRESSISTI METTONO SOTTO ACCUSA I PATTI SARKOZY-MERKEL. OGGI INCONTRO HOLLANDE-BERSANI PER UN A NUOVA EUROPA.
Il Fondo monetario internazionale alza il livello dell’allarme. Adombra addirittura il pericolo di una situazione simile a quella degli anni Trenta. E lascia intendere che gli accordi europei forse non sono in grado di garantire la fuoriuscita dalla crisi dei debiti sovrani.
Dalle agenzie di stampa. (TMNews) - Il direttore del Fondo monetario internazionale ha affermato che la crisi sui debiti pubblici dell'area euro "si sta espandendo" e che sta subendo "una escalation" tale che potrebbe non esser più gestibile solo da un gruppo di paesi. Un monito che Christine Lagarde ha lanciato durante un evento a Washington. Il contrasto a questa crisi dovrà ovviamente iniziare "là dove ha epicentro: i paesi dell'area euro". Tuttavia è "un motivo di inquietudine per tutte le economie", viste le loro "interconnessioni". Il vice direttore del dipartimento relazioni esterne del Fmi, David Hawley, ha detto che al momento il Fmi ha risorse "adeguate alle sue necessità", ma che nell'eventualità di un aumento che si rendesse necessario sta portando avanti le discussioni con vari paesi membri su come procedere.
Oggi il candidato progressista alle presidenziali francesi, Francois Hollande, è a Roma. Nel pomeriggio, insieme al segretario nazionale del Pd, Pier Luigi Bersani, parteciperà alla conferenza sul futuro dell’Europa organizzata dal Pd nell’auditorium del tempio di Adriano.
Da La Repubblica. Intervista a Hollande. «L`Italia deve tornare a essere protagonista in Europa. E’ assurdo rinchiuderci in un téte à téte tra Francia e Germania». Francois Hollande ha già preso un piglio presidenziale, per come parla ispirato, con frasi nette, assumendo spesso un tono grave che si differenzia molto da quello, più bonario, che tutti conoscevano fino a qualche mese fa. Il candidato della gauche si appresta a sfidare Nicolas Sarkozy con la speranza di entrare all`Eliseo, diventando il secondo presidente socialista della Quinta Repubblica dopo Mitterrand. «Le sinistre francesi, italiane e tedesche devono poter elaborare una risposta comune e alternativa alla crisi» racconta Hollande che stamattina arriva a Roma,
su invito del Partito democratico. Nel corso del colloquio con Repubblica, le sue parole più frequenti sono "giustizia", "equità", "speranza". E sul suo rivale dice: «Sarkozy ha fallito e vuol far credere a tutti di non avere nessuna responsabilità». L`Europa ha faticosamente raggiunto un nuovo accordo per la riforma dei Trattati. Se lei sarà eletto, lo sottoscriverà? «L`accordo approvato a Bruxelles il 9 dicembre non risolve la situazione.
Nessuno ancora ne conosce la traduzione giuridica. In questa emergenza, una revisione dei trattati dall`esito incerto è una perdita di tempo. Generalizzare le politiche di austerità non ci permetterà di superare questa crisi. La crescita è stata dimenticata dall`accordo, come anche gli eurobond. Se sarò eletto dai francesi, chiederò che venga rinegoziato per favorire anche la crescita e la solidarietà». Angela Merkel dispone e Sarkozy esegue? «Il metodo è sbagliato. Riconosco che il motore franco-tedesco è essenziale per l`Europa quando è in grado di trascinare, convincere, non di imporre. Rinchiudersi in un faccia a faccia porta solo a privarci di sostegni importanti, come ad esempio quello del presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Il lavoro con gli altri partner europei è fondamentale, in particolare quello con l`Italia, grande paese fondatore dell`Europa. Ciò che vengo a dire agli amici del partito democratico, come ho già fatto con la Spd in Germania». Oggi incontrerà anche il Presidente Napolitano e il premier Monti. Cosa pensa del nuovo governo tecnico? «Vorrei intanto rendere omaggio a Giorgio Napolitano e alla sua azione per l`Italia e l`Europa. Mario Monti ha ricevuto la fiducia dal parlamento, che ha scelto di rispettare la scadenza elettorale già fissata. Nei prossimi mesi avremo in Francia, Germania, poi anche in Italia, importanti appuntamenti elettorali. E` la grande forza delle democrazie in questi tempi di crisi». Il rigore finanziario è l`unica via possibile? «Niente potrà essere fatto senza una riduzione dei deficit e del debito. Quello che propongo ai francesi è un ritorno programmato all`equilibrio di bilancio nel 2017 seguendo un criterio di giustizia sociale.
Non basta. Dobbiamo creare le condizioni per rilanciare la crescita e sviluppare gli strumenti per una regolamentazione che permetta alle nostre democrazie di prendere il sopravvento sul ricatto imposto dai mercati finanziari». L`Italia sta approvando una nuova riforma delle pensioni. Lei vuole rinegoziare quella approvata dall`attuale governo francese, che ha abolito l`età pensionabile a 60 anni? «Il piano di Sarkozy non è né giusto né sostenibile finanziariamente. Correggere quella riforma è soprattutto una questione di giustizia. Bisogna ristabilire la possibilità di andare r in pensione a 60 anni per quelli che hanno incominciato a lavorare a 18 anni, o prima, e che hanno i contributi necessari. Ne discuterò anche con i sindacati. Contrariamente a Sarkozy, r non voglio usare la comunicazione come alibi né dare soluzioni dogmatiche». La crisi può accelerare il cambio di maggioranza in trancia com`è già successo in altri paesi europei? «La crisi è ovviamente un dato essenziale dell`elezione di maggio 2012. Spetterà ai francesi fare una scelta di cambiamento dopo un quinquennio nel quale il Presidente uscente ha fallito». Lei è sempre favorito nei sondaggi ma Sarkozy ha recuperato qualche punto. Teme un`inversione di tendenza? «Francamente, preferisco essere in questa situazione anche se cerco di non occuparmi troppo dei sondaggi. Sarkozy vuole far credere di non avere non avere nessuna colpa, di non essere responsabile dei deficit pubblici esplosi sotto al suo mandato, del debito, della disoccupazione. La verità è invece che ha una pesante responsabilità nei problemi che la Francia oggi attraversa. Il mio dovere è mostrare che un`altra via è possibile. Voglio creare un nuovo slancio, aprire la speranza, imponendo alcune priorità: i giovani e l`istruzione, la produzione e la competitività, la giustizia fiscale e sociale». Cercherà un accordo con Francois Bayrou, candidato centrista sempre più popolare? «Bayrou è un politico che rispetto ma non appartiene alla sinistra. Le sue posizioni sono spesso conservatrici. Su molti punti siamo in disaccordo. Il cambiamento in Francia non passa da lui. Quando ci sarà il secondo turno delle elezioni, Bayrou dovrà scegliere tra il Presidente uscente, che ha spesso combattuto, e il candidato del cambiamento e della giustizia, quale io voglio essere». Se sarà eletto, quale sarà il suo primo atto da Presidente? «La destra ci lascerà la Francia in uno stato economico e sociale tale che avrò molte emergenze da affrontare. Dovrò dunque andare subito all`essenziale. Per questo che la prima legge che proporrò ai parlamentari è quella di una grande riforma fiscale, affinché i prelievi siano più progressivi ed equi. Nessuno sforzo sarà accettato dai francesi se non vedranno che è equamente distribuito. Questa riforma fiscale sarà la base sulla quale potrò sviluppare le mie priorità. In un contesto così difficile, voglio dare una speranza credibile al mio paese».

lunedì 12 dicembre 2011

La nota del mattino



Lunedì 12 dicembre 2011
1. BERSANI: IL PD LAVORA PER CORREGGERE E METTERE EQUITA’ NELLA MANOVRA PER SALVARE L’ITALIA CHE MONTI HA DOVUTO APPROVARE PER EVITARE IL DISASTRO PROVOCATO DAL GOVERNO BERLUSCONI.
Il Partito democratico sta lavorando al massimo per ottenere di modificare nel senso dell’equità la manovra economica che il governo di Mario Monti ha dovuto varare in fretta e furia per evitare il fallimento dell’Italia (che avrebbe avuto conseguenze disastrose, fino al mancato pagamento degli stipendi pubblici e delle   pensioni). Il disastro al quale ci aveva portato l’incapacità del governo Berlusconi di capire la crisi e di farvi fronte, ha imposto una manovra durissima. Così però non va bene. Va modificata. In particolare per quanto riguarda l’adeguamento delle pensioni più basse all’inflazione, la soglia di esenzione dall’Ici sulla prima casa e su altre materie. Dopo il lavoro in commissione, martedì il provvedimento arriva in aula alla Camera. E non si esclude un voto di fiducia.
Da il Corriere della sera. Articolo di Aldo Cazzullo. “Segretario Bersani, domani, oggi per chi ci legge, metà del suo partito manifesta con la Cgil contro la manovra che sostenete in Parlamento. Questo non le crea qualche disagio? «No. Noi siamo un grande partito, un partito che discute. Leggere la nostra discussione come una battuta di questo o di quello sarebbe riduttivo. Noi siamo a nostro agio, innanzitutto perché questa mobilitazione ricompone l`unità del sindacato; il che è un bene per la Repubblica». Ma divide il Pd. «La piattaforma dello sciopero non parla di bocciatura della manovra. Parla di modifiche. Diverse vanno nel senso in cui andiamo anche noi. Non vedo difficoltà se la nostra gente partecipa ai presìdi dei sindacati e noi si sta nel nostro, tentando di migliorare la manovra in Parlamento». Monti ha avvertito che lo spazio per le modifiche è stretto. «Noi non chiediamo al governo di fare al cento per cento quel che faremmo noi. Saremo responsabili: il nostro sostegno non è in discussione. Questa manovra è un messaggio all`Europa, è il segno di un Paese che si mette all`opera dopo anni di paralisi. Però cercheremo di convincere il governo ad accettare alcune correzioni. Sul fronte delle entrate, e su quello delle spese». Quali  correzioni? «Su un`imposizione sui patrimoni c`è qualche segnale, non c`è una decisione organica: noi però teniamo fermo il punto, se non è questa l`occasione ne deve venire un`altra. Lo sforzo per far pagare gli evasori si vede, ma solo in parte: la tracciabilità a mille euro non è sufficiente; e non avanti, e lo si è fatto, si cade basta 114% sui capitali scudati. Visto che il principio avanzato mesi fa dal Pd di chiedergli un contributo è finalmente passato. Ci aspettiamo poi un segnale nuovo sulle frequenze tv». Non crede che il governo sia costretto a tenere conto del veto di Berlusconi? «Il governo non deve accettare veti, neppure da Berlusconi, sulle frequenze tv come sulla Rai. Su questo punto non si può arretrare. Non è tempo di concorsi di bellezza. Il governo dica la sua, proponga una soluzione equa». Non vi va bene neppure la riforma delle pensioni? «Io non critico la riforma sul piano concettuale, anzi penso che introduca meccanismi di unificazione significativi. Bisogna però introdurre anche elementi di gradualità. Su alcuni punti il salto è troppo alto. Non  si possono penalizzare i lavoratori precoci. La soglia sopra cui si sospende l`indicizzazione va portata a 1400-1500 euro. Chiediamo anche una fascia più ampia di esenzione dall`Ici, anche in rapporto al carico familiare». Sull`Ici va chiesto qualcosa in più alla Chiesa? «Sì. Il governo deve fare chiarezza su una norma, quella che distingue gli immobili adibiti al culto da quelli a fini commerciali, applicata sinora in modo confuso. Poi servono misure per la crescita. Ad esempio, deroghe al patto di stabilità per consentire investimenti rapidi ai Comuni». Il vertice europeo è andato però nella direzione del rigore assoluto, e di controlli più severi sui bilanci. «In Europa le destre e i populismi hanno rinsecchito una prospettiva solidale.
Anche quando fai un passo ma non si dice"; come nel caso pur positivo di una maggiore facoltà di azione della Bce. Quanto alle necessarie decisioni sulla stabilità, non si può inseguire la recessione, non si può continuare a fare manovre su manovre: la recessione dev`essere messa a sconto negli equilibri di bilancio. L`Europa ha gli strumenti per farcela. Tra sei mesi si vota in Francia - e Hollande verrà alla nostra assemblea, venerdì prossimo -, nel 2013 si vota in Germania e in Italia. Serve una grande piattaforma progressista europea». In Italia però l`unità della sinistra appare compromessa. Il Pd va verso un`alleanza con Casini? «Leggo un`ampia letteratura sulla "foto di Vasto". Ma a quella foto manca il sonoro. Io ripetei allora quel che ho sempre detto: alla fase dell`emergenza segue la ricostruzione; per la ricostruzione serve un`alleanza tra progressisti e moderati. Il Pd si è preso le sue responsabilità. Altri se ne prenderanno di meno: pazienza. Ma un conto è la critica, un conto sono la deformazione e la denigrazione. Vendola mi pare attento a evitarle. Di Pietro, quando parla di inciucio, no. È chiaro che argomenti come questo, se ribaditi, portano a rotture difficilmente componibili. Perché la pietra di paragone è l`Italia; non un punto percentuale in più o in meno». Pisanu vede Monti candidato a Palazzo Chigi anche nel 2013. «Io invece non credo che il bipolarismo sia finito. E non credo che Monti voglia essere il demiurgo anche della fase2, della ricostruzione. Per quella occorre un grande confronto elettorale tra le forze politiche». È sicuro che la vostra gente vi verrà dietro? Questo è davvero un governo di destra, come si sente ripetere? «Questo non è un governo di destra. E un governo di impegno nazionale, come lo chiama Monti. Se fossimo andati a votare, avremmo vinto noi; ma non ho rimpianti. Abbiamo fatto un investimento sul futuro. E i miei l`hanno capito. La gente è più matura di quel che si crede». La gente è anche molto arrabbiata con voi politici, che non vi siete tagliati lo stipendio. «Guardi, ho ricevuto diversi messaggi di parlamentari che sono stati insultati per strada da passanti che avevano letto i titoli dei giornali. Ora, io dico basta. Due volte basta: ai privilegi, ma anche ai linciaggi. Di questo passo non so dove arriveremo». Non è stato un errore non dare subito un segnale forte sui costi della politica? «L`errore è stato rendere credibile che si stesse lavorando a dei rinvii. I vitalizi non sono stati tagliati dal governo, ma dai presidenti delle Camere. Lo stesso si farà sugli stipendi, che saranno equiparati alla media europea. Ricordo che "la Maastricht dei costi della politica" è una proposta del Pd. Vigileremo perché sia tradotta in pratica, anche in periferia. Ma non cadiamo nel populismo. Quando avremo fatto questo, verrà il momento di smascherare coloro che nascondono, dietro i privilegi della politica, i privilegi propri»

2. SINDACATI E GOVERNO NON TROVANO L’ACCORDO. OGGI SCIOPERO. POI, DOPO IL  VARO DELLA MANOVRA CON LE MODIFICHE DEL PARLAMENTO, SI VEDRA’.
L’incontro tra governo e sindacati ieri è finito in un nulla di fatto. E’ importante che Monti abbia aperto un canale diretto di consultazione. Ma i sindacati sono rimasti sulle loro posizioni e chiedono che la manovra sia più equa. Da La Repubblica. Intervista con Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil. “Camusso, segretario generale della Cgil, è appena uscita dall`incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Mario Monti. Due ore di confronto senza alcun passo in avanti. Non c`è stata alcuna trattativa. «Solo generici impegni», dice il leader di Corso d`Italia. E oggi ci sarà lo sciopero di tre ore contro la manovra da 30 miliardi di euro. Il primo sciopero contro il governo dei tecnici. Perché avete confermato lo sciopero? «Perché siamo di fronte ad una sostanziale conferma dell`impianto della manovra». Il governo non è disposto a cambiare nulla? «Sembra così per la gravità della situazione e per i tempi strettissimi entro i quali hanno dovuto agire. Sul versante delle pensioni c`è in più una convinzione profondamente errata: la tesi è che si debba agire sul lavoro, allungando i tempi di permanenza, come se si fosse già realizzato un mutamento irreversibile. Con una battuta la ministra Fornero ci ha detto che non ci sono più le presse. Non è vero, ma soprattutto non c`è solo il lavoro alla catena di montaggio. Ci sono lavori come quello dell`infermiera che è incompatibile con un`età pensionistica a settanta anni». Insomma: nessun cambiamento sulle pensioni? «E` la sensazione che abbiamo avuto anche se il presidente del Consiglio Monti ha concluso con diplomazia che, sulla base di quanto emergerà in parlamento, faranno le loro valutazioni». Non basta una revisione delle indicizzazioni e dell`Imu sulla prima casa? «No. E lo abbiamo anche detto. C`è un problema di quantità della manovra, ma anche di qualità. Ci sono tratti incomprensibili di iniquità: pensi all`abolizione della norma che permetteva di andare in pensione dopo quarant`anni di lavoro». Monti è peggio di Berlusconi? «Non potrei dirlo perché come è noto con Berlusconi non abbiamo mai parlato. Monti comunque ha aperto una discussione. Con il governo precedente ci sono stati solo incontri nei sottoscala. E non con la Cgil. Resta il fatto che la politica dei due tempi non conviene. Ci sono troppe continuità. Una su tutte: fanno sempre premio i conti della Ragioneria» Dopo sei anni tornate a scioperare con Cisl e Uil. Cosa è cambiato? « Siamo di fronte a una situazione di estrema gravità sul piano sociale. Lavoratori e pensionati sono le categorie alle quali si fa pagare più duramente questa crisi. Ma questo è un errore dal punto di vista dell`equità: si colpiscono sempre gli stessi con effetti recessivi sull`economia. Cosa è cambiato andrebbe chiesto alla Cisl e alla Uil. Il nostro giudizio sulla iniquità valeva anche per le manovre precedenti. C`era una forte aspettativa su questo governo. Certo ha recuperato autorevolezza sul piano europeo, dall`altro, però, si fa pagare lo scotto della crisi sui soliti noti. E` davvero sbagliato». Ci sono margini di trattativa in Parlamento? «Ci ha stupito anche questo durante l`incontro con il governo: non c`è alcuna connessione tra il confronto sociale e la discussione che, sappiamo, sta avvenendo in Parlamento. pensavano che ci dicessero a che punto è il confronto con le forze politiche, invece nulla. Nessun racconto. Incomprensibile». Dunque ci sono le premesse perché possiate proclamare altri scioperi? «Per ora abbiamo confermato quello di domani (oggi per chi legge, odr). Il 19 dicembre scioperano i lavoratori del pubblico impiego. Ci riserviamo, come il governo, ulteriori valutazioni. Vedremo». Allora non esclude un altro scio il governo, ulteriori valutazioni. Vedremo». Allora non esclude un altro sciopero generale? «Non escludiamo nulla. Ma per ora non abbiamo deciso nuove iniziative». Il governo non vi ha ascoltato sulle pensioni ma ha deciso di aprire un negoziato sul mercato del lavoro. Questo vi rassicura o temete interventi sull`articolo 18? «Non mi rassicura affatto. Lavoro e pensioni vanno di pari passo. Come si può non avere adesso attenzione sulle condizioni di lavoro e rinviare a dopo un confronto positivo. Anche qui si racconta un inondo che non c`è». Sull`introduzione della patrimoniale il governo non ha mostrato alcun ripensamento? » Ci hanno ridetto una cosa ardita: che bisogna avere tempo per studiarla e che se l`avessero annunciata avrebbero provocato la fuga dei capitali all`estero. Beh, si poteva almeno mettere in campo un affinamento degli strumenti per evitarla. Altrimenti ci sembra solo una scusa per mascherare il fatto che non la vogliono introdurre perché c`è un veto insormontabile del precedente governo».

3. MA LA DESTRA FA MURO SU FREQUENZE E LOTTA ALL’EVASIONE FISCALE. OGNI VOLTA CHE SI TOCCANO DAVVERO GLI EVASORI TUTTE LE SCUSE SONO BUONE PER SOLLEVARE OBIEZIONI.
Straordinarie performances in questi giorni dei quotidiani della destra. Ma il lavorio di fondo è lo stesso. Le frequenze tv che il governo Berlusconi voleva regalare a Mediaset, Rai e Telecom con il beauty contest non vanno toccate e la lotta all’evasione fa schifo. Non lo si dice apertamente. Sulle frequenze la destra berlusconiana alterna  allusioni benevole (ma tanto l’asta andrebbe deserta) alle minacce politiche, sia pure
fatte trapelare per gossip ( leggere l’articolo di Ugo Magri su La Stampa). Sull’evasione fiscale ogni scusa è buona per attaccare le misure prese: il prelievo sugli scudati non funzionerebbe, la tassa sui posti barca fa crollare l’industria del settore, soprattutto la segnalazione dei conti da parte delle banche all’Agenzia delle entrate (come in Francia e in Usa) sarebbe un disastro. Oggi Feltri arriva a scrivere che l’avremmo solo noi, la Grecia e il Burundi. Insomma, tutto purché si eviti di applicare le norme contro l’evasione fiscale, il principale bubbone di questo paese.

4. I TAGLI ALLE INDENNITA DEI PARLAMENTARI SI FARANNO. PAROLA DI FINI E SCHIFANI. MA LI DECIDERANNO I PARLAMENTARI.
Da Il Corriere della sera. “I tagli agli stipendi dei parlamentari si faranno. Scendono in campo Fini e Schifani per smentire qualsiasi tentazione di Camera e Senato di evitare la sforbiciata alle indennità prevista dal governo. «Non corrisponde al vero – scrivono i due presidenti in una nota congiunta - quanto ipotizzato da alcuni organi di informazione circa la presunta volontà del Parlamento di non assumere comportamenti in sintonia con il rigore che la grave crisi economica finanziaria impone a tutti». La decisione presa in commissione Bilancio, che di fatto rinviava i sacrifici dei parlamentari, non fermerà il taglio delle indennità garantiscono dunque presidenti di Camera e Senato, dopo la bufera scoppiata contro la casta accusata di voler affossare il provvedimento. (……) Quando? I presidenti di Camera e Senato sollecitano l presidente Istat Giovannini a concludere «nel più breve tempo possibile» i lavori della commissione incaricata di studiare le indennità parlamentari in Europa, per poter «subito procedere» al taglio delle indennità in Italia.
Nel testo del governo, contestato dai deputati, era previsto un intervento per decreto se entro il prossimo 31 dicembre la commissione non dovesse completare lo studio. Secondo Pier Ferdinando Casini «non c`è nessuno stop, siamo indisponibili a difese corporative: per noi i tagli ci saranno nei tempi indicati dal governo». E anche il  capogruppo del Pd Franceschini annuncia che «l`adeguamento è deciso e lo applicheremo senza esitazioni». Di Pietro comunica che l`Idv ha presentato un emendamento che interviene sul trattamento economico dei parlamentari, «ci auguriamo che, con senso di responsabilità, sia approvato». Via libera anche dal segretario del Pdl Alfano, «da parte nostra nessun rallentamento sui tagli ai costi della politica e agli stipendi dei parlamentari, ma sarà il Parlamento ad assumersi la responsabilità della scelta»

5. IN SETTIMANA PRENDE L’AVVIO ANCHE IL LAVORO SUL RESTO DELLA MANOVRA SU CRESCITA E LAVORO.
Il governo in settimana intende avviare anche il lavoro su altre parti della manovra economica, quelle relative al lavoro e alla crescita. Si vedrà giovedì o venerdì, nel Consiglio dei ministri, se vi saranno altre iniziative. Il ministro Elsa Fornero ha promesso che ne parlerà con le forze sociali.