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lunedì 11 giugno 2012

L’11 GIUGNO DI 28 ANNI FA MORIVA ENRICO BERLINGUER.


 L’11 GIUGNO DI 28 ANNI FA MORIVA ENRICO BERLINGUER. IL RICORDO E L’IMPEGNO
DI BERSANI: TRASMETTERE AI GIOVANI I SUOI VALORI, ONESTÀ, MORALITÀ E
SOBRIETÀ.
Il messaggio del segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani in occasione del 28esimo anniversario della morte di Enrico Berlinguer.
“Enrico Berlinguer, nel tempo in cui il Paese è chiamato a una riscossa civica e morale, rappresenta un  riferimento importante, da non dimenticare. Nel 28esimo anniversario della sua morte, penso che sia giusto ricordarlo nei tratti essenziali, quelli che ne hanno caratterizzato il percorso umano e politico, e che hanno fatto di lui un esempio di buona politica, riconosciuto e stimato al di là delle appartenenze politiche.
Berlinguer ha incarnato un’idea di politica alta, nella quale gli ideali non si allontanavano mai dai valori etici. Questo ha fatto di lui l’emblema di una politica al servizio del bene comune che svolge con responsabilità e dignità il suo ruolo. Se di ogni esperienza politica ci sono degli elementi che vanno consegnati alla riflessione storia, è giusto però che l’essenziale venga trasmesso alle nuove generazioni e il messaggio di onestà, moralità, sobrietà, di Enrico Berlinguer è la parte essenziale di una storia che abbiamo il dovere di preservare”.

giovedì 26 aprile 2012



PIPPO (GIUSEPPE) CIVATI 

A RIO SALICETO

PER PARLARE DI

CORRUZIONE

CON LA GIORNALISTA

SARA DI ANTONIO

mercoledì 25 aprile 2012

Lettera agli iscritti

ARTICOLO

Dimezziamo il finanziamento pubblico da subito

24 aprile 2012   1001 letture


Lettera di Bersani agli iscritti del PD in occasione della festa di Liberazione del 25 aprile 2012 con le proposte per l'immediato dimezzamento dei finanziamenti pubblici ai partiti-


Care iscritte, cari iscritti,
   il 25 aprile noi italiani ricordiamo la liberazione dal nazifascismo e la resistenza di quanti lottarono anche a costo della vita per la libertà e la democrazia nel nostro paese. Se oggi noi viviamo in un mondo migliore lo dobbiamo anche a loro. Per queste ragioni, la celebrazione del 25 aprile per noi democratici non è un semplice rito, ma il momento in cui ciascuno rinnova l'impegno personale e collettivo per la difesa e lo sviluppo della democrazia in Italia e in Europa.

   La ricorrenza del 2012 si presenta da questo punto di vista ancora più significativa. Fin dall'inizio il Partito democratico ha avuto l'ambizione di essere il partito della liberazione, della Costituzione e della ricostruzione civile e democratica dell'Italia. Abbiamo passato anni terribili. Il populismo ha governato il paese, portando l'Italia sull'orlo del burrone. Noi abbiamo lottato contro questa deriva, chiamando tutti alla riscossa civile, per riportare l'Italia nell'alveo del modello europeo. A lungo siamo stati soli. Gran parte della classe dirigente sosteneva Berlusconi e il suo populismo e chiudeva gli occhi di fronte alla realtà. Alla fine i frutti dell'impegno del Pd sono arrivati, come dimostrano i risultati delle amministrative e dei referendum del 2011, la caduta del governo Berlusconi.
  
 A un passo da una crisi devastante abbiamo ottenuto l'uscita da palazzo Chigi di Silvio Berlusconi. Il Pd si è impegnato, per la salvezza dell'Italia, al sostegno del governo guidato da Mario Monti. Il compito di un grande partito popolare e nazionale è di pensare prima all'Italia e poi ai suoi interessi. L'eredità lasciata dal centrodestra è tuttavia pesante e il senatore Monti ha dovuto prendere provvedimenti impopolari. Non tutte le misure che sono state varate l'avremmo predisposte noi. Abbiamo avanzato le nostre proposte e ottenuto anche alcuni importanti miglioramenti (dal prelievo sugli esportatori di capitale che hanno sfruttato il condono di Tremonti alla lotta contro l'evasione, alla difesa dell'articolo 18, fino alla battaglia per il futuro degli esodati). Ma non dimentichiamo e non permettiamo che si dimentichi che Monti è venuto non dopo i partiti, ma dopo Berlusconi.

  Siamo a un tornante storico. Ci troviamo a vivere insieme la crisi economica più grave dal 1929 e la crisi politica peggiore dal 1992, anno di Mani Pulite. In questo passaggio il Pd si è assunto il compito di tenere in collegamento il governo con le esigenze sociali e la sofferenza del paese. Il Pd vuole essere il motore che spinge l'Italia ad arrestare il declino, a riprendere la crescita e, nello stesso tempo, il partito che promuove una riforma profonda della politica, senza la quale non può esservi una riscossa del paese.

  In un momento così difficile per gli italiani è indispensabile ridare un senso etico alla politica, far capire che solo la buona politica può far uscire il paese dalle secche e che nuove scorciatoie populiste, di qualsiasi segno, ci riporterebbero nel burrone. I partiti, in primo luogo il Pd, devono dunque dare l'esempio, tirando la cinghia e avviando un rinnovamento e un rafforzamento delle regole interne, in modo da riavviare il cammino della democrazia.

  Fin dall'inizio il Pd ha deciso di far certificare i propri bilanci da una società esterna di revisione (la stessa che certifica il bilancio della Banca d'Italia) ed ha proposto una legge per applicare e regolare l'articolo 49 della Costituzione, in modo da fissare norme precise per la vita interna e per la trasparenza dei partiti politici, fondamentali in ogni democrazia occidentale. Non erano scelte casuali, erano volute. Ma ora bisogna fare di più. 

  In questo ambito il Pd punta a una immediata e profonda riforma del finanziamento pubblico, perché i partiti, se devono assolvere al proprio  compito democratico, non possono e non devono vivere prigionieri dell'interessato sostegno del o dei miliardari.
In particolare, il Pd propone:

a) La certificazione dei bilanci dei partiti da parte di società esterne di revisione; il controllo da parte della Corte dei conti; la pubblicazione dei conti su internet.

b) Tetti drasticamente più stringenti per le spese elettorali, non riferibili solo al periodo immediatamente precedente il voto, imponendoli dove oggi non sono previsti e riducendoli dove sono già in vigore.

c) Il dimezzamento da subito, rispetto all'anno scorso, dell'ammontare complessivo del finanziamento pubblico ai partiti costruendo un sistema basato su due pilastri, secondo il modello tedesco:
1) un contributo fisso relativo al numero dei voti; 2) un'agevolazione o una compartecipazione pubblica commisurata in base all'entità del finanziamento privato raccolto da ciascun partito. In proposito vanno ricordati due temi. Il primo: il Pd ha, fin dalla nascita, raccolto parte non irrilevante dei fondi con il tesseramento e con le feste democratiche, che per scelta politica il Pd lascia ai territori, con i contributi dei parlamenti e degli amministratori. Il secondo: il Pd ha girato una parte dei finanziamenti alle strutture regionali e continuerà a farlo anche nelle nuove e più stringenti condizioni. Con questo passaggio l'Italia resterà largamente al di sotto di quanto avviene in Germania, in Francia, in Spagna.

d) Il finanziamento privato deve essere consentito solo per somme molto contenute e reso trasparente, in modo che i cittadini possano controllare.

Il Parlamento oggi ha la possibilità di varare in poche settimane sia le norme per regolare la vita interna dei partiti, sia i drastici tagli e la riforma del sistema di finanziamento pubblico. E' un contributo che la politica deve dare, oltre all'indispensabile riforma della legge elettorale per consentire ai cittadini di scegliere i parlamentari, alla riduzione del numero dei deputati e dei senatori e agli altri interventi di rinnovamento istituzionale.

Il Pd prende l'impegno solenne a procedere su questa strada e a incalzare le altre forze politiche, che devono abbandonare posizioni di facciata per essere richiamate alla concretezza dei fatti e dei tempi per ottenere risultati certi prima delle vacanze estive.

Il Pd non da oggi ha ingaggiato la battaglia per la ricostruzione civile e democratica dell'Italia, per uscire dal populismo e tornare in Europa. 

Oggi, 25 aprile, è il momento per rinnovare quell'impegno.
Lo prendo di fronte a voi che ogni giorno alimentate le iniziative del partito. Chiedo a tutti forza e tenacia nel sostenere le ragioni della buona politica, le stesse che hanno spinto ciascuno di noi a lavorare per la democrazia e per il nostro paese.


                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                

sabato 21 aprile 2012


Dov'è finita la società civile?
GIAN ENRICO RUSCONI
Che fine hanno fatto gli imponenti movimenti di piazza, che hanno segnato la fine della stagione berlusconiana e hanno inaugurato una stagione che sembrava ricca di speranze a portata di mano? Anzi a portata di voce?

Sono usciti anche dal circuito dei talk-show e dalle trasmissioni televisive dedicate alla politica che hanno di fatto sostituito il discorso pubblico. Ospiti di queste trasmissioni sono sempre politici professionali, momentaneamente disoccupati dal Parlamento, e commentatori giornalistici che vivono quotidianamente addosso agli stessi politici che criticano. Accanto agli esperti di ogni genere e grado su tasse e «crescita». Ma di donne o uomini, che ripropongano le aspettative dei movimenti di mesi or sono non se ne vedono. O mi sbaglio? Ma come potrebbero accedere al circuito mediatico? Con quale legittimazione?

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sabato 14 aprile 2012

Troppa attenzione ai mercati e poca attenzione all'economia e al disagio sociale.


CRISI: GOVERNO TROPPO ATTENTO A MERCATI FINANZIARI

Il governo deve avere piu’ attenzione per l’economia reale e un po’ meno ai mercati perche’ c’e’ un rischio di esplosione del disagio sociale. Dobbiamo aiutare il governo a fare una piccola correzione di rotta. C’e’ troppa attenzione ai mercati, certo va bene che ci sia, ma oltre ai mercati che, stanno giocando abbastanza sporco, bisogna avere attenzione all’economia reale e alla questione sociale. Non sono sicuro che gli interessi delle banche siano gli stessi delle imprese se non prestano soldi ad artigiani e commercianti. Oggi siamo seduti su una situazione dormiente, ma i nostri lavoratori e pensionati sono frustrati e delusi. Facciamo attenzione a non barcamenarci tra l’attuale apparente calma e un’ipotesi di rivolta che potrebbe sempre serpeggiare.

lunedì 9 aprile 2012

Cambiare la legge e il finanziamento ai Partiti



La fine della seconda Repubblica
scritta nell'epilogo della prima


di NADIA URBINATILa Prima repubblica è finita nei tribunali. La seconda anche. La prima volta fu una tragedia, la seconda una farsa. Una farsa nata dal ventre di quella tragedia, da "uomini nuovi" che seppero approfittare della condizione di vulnerabilità del paese, catapultato in pochi mesi tra i paesi più corrotti del mondo insieme alla Nigeria; che forgiarono un'ideologia populista utile a mettere in sella in quattro e quattr'otto una nuova classe politica, venuta dal nulla, ovvero dalla società civile e quindi, si giurava, onesta. Un segno distintivo di onestà era, non va dimenticato, la pratica dell'evasione fiscale, nobilitata come "disobbedienza fiscale" contro Roma ladrona. Nata contro la legge e in violazione della legge che venne furbescamente identificata con i governanti allora inquisiti, un argomento facile da capire per i laboriosi italiani del Nord-Est. Nella gestazione dei partiti che hanno dominato la scena in questi ultimi tre lustri, era scritta la storia che oggi raccontiamo. Non vi è nulla di che stupirsi poiché, per usare una massima socratica, si diventa quel che si è. 
E non si tratta di determinismo, ma di una considerazione che si ricava qualora ci si interroghi sull'identità dei protagonisti. 
Continua........ Cambiare la legge sui finanziamenti ai Partiti.